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Il Brasile conta i danni delle più grandi proteste degli ultimi vent’anni
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In Brasile si contano i danni di una notte di proteste come non se vedevano da oltre vent’anni. Auto carbonizzate, vetrine in frantumi, banche e negozi presi d’assalto. Il messaggio lanciato da duecentomila brasiliani arrabbiati è che esiste un altro Brasile, oltre a quello che ospita la Confederation’s Cup e, l’anno prossimo, i Mondiali di calcio.

Jennifer Bittencourt, residente di Rio de Janeiro: “Tutti questi grandi eventi sono solo una facciata. Non mostrano la realtà del paese come la vive la gente. Queste proteste sono un segnale, sono necessarie per attirare l’attenzione”.

“Qui non c‘è una Primavera araba. I nostri problemi sono molto più facili da risolvere, ma occorre farlo in modo civile. Spaccare tutto è sbagliato”, afferma Antonio Saffi. Del suo ristorante a Rio de Janeiro resta poco, dopo i disordini dell’ultima notte.

Le manifestazioni, organizzate tramite il passaparola sui social media, si sono svolte in tutte le principali città del Paese. La scintilla che le ha innescate è l’aumento del prezzo dei trasporti pubblici e il denaro speso dal governo federale per organizzare i mondiali del 2014.

La polizia, in assetto anti-sommossa, si è misurata con gruppi di giovani armati di molotov e pietre, che hanno assaltato il parlamento dello Stato. A Brasilia, duecento persone sono salite sul tetto del Parlamento per chiedere alla politica un vero cambiemento.

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