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Brasile: la protesta si trasforma in rabbia

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Brasile: la protesta si trasforma in rabbia

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Un’ondata di protesta come non si vedeva da oltre vent’anni quella che la scorsa notte ha attraversato il Brasile. Le manifestazioni, organizzate tramite il passaparola sui social media e sfruttando la Confederation’s Cup come cassa di risonanza, si sono svolte in tutte le principali città del Paese. A far scatenare la rabbia dei giovani brasiliani l’aumento del prezzo dei biglietti dei mezzi pubblici e il denaro speso dal governo federale per organizzare i mondiali di calcio del 2014.

Oltre duecentomila persone hanno invaso le strade delle principali città, la metà delle quali a Rio de Janeiro. Gruppi, armati di molotov e pietre, hanno assaltato il parlamento dello Stato. Incendiati i cassonetti dell’immondizia, in frantumi le vetrine delle banche. La polizia è intervenuta in assetto antisommossa.

Nella capitale Brasilia cinquemila persone hanno sfilato nel quartiere dei ministeri, simbolo del potere. Circa duecento i giovani saliti sul tetto del Parlamento per chiedere alla politica un vero cambiamento.

“È il grido della società – chiarisce un giovane – contro la corruzione che sta rovinando il Paese. Riconosco che alcune delle idee di una parte dei dimostranti sono sbagliate. Non le sostengo tutte, al 100%, ma penso che la società sia stanca e voglia esprimersi”.

Il Brasile, dopo anni di crescita economica e sociale, sta attraversando un momento delicato. Sesta potenza economica al mondo deve iniziare a fare i conti con un’economia stagnante e con l’inflazione in aumento, specie sulle derrate alimentari. Dall’elezione di Dilma Rousseff alla presidenza, nel 2011, la popolarità del governo è in netto calo.