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Brasile in piazza contro la "cosmetica del pallone"

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Brasile in piazza contro la "cosmetica del pallone"

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In piazza contro uno Stato con la testa nel pallone, che dimentica i veri problemi del Paese.

E’ cavalcando la stessa logica governativa, dell’investimento nella vetrina calcistica, che centinaia di migliaia di brasiliani hanno sfruttato il triplice fischio della Confederation Cup, per gridare al mondo le loro rivendicazioni.

Scintilla che ha dato fuoco alle polveri, un rincaro dei biglietti dell’autobus a San Paolo: sorta di Gezi Park alla brasiliana, che dietro a un aumento del 10% che ne ha portato il prezzo a 3,2 reais – l’equivalente di 1.10 euro -, nasconde un ben più profondo e radicato malessere.

Sordo alla caduta libera del partito del presidente Rousseff a cui appartiene, il sindaco di San Paolo Fernando Haddad difende tuttavia il “caro-bus”.

“Nel corso di tutto l’anno – dice – abbiamo fatto enormi sforzi per mantenere il rincaro dei biglietti al di sotto dell’inflazione. Il risultato che ci attendiamo è ora l’equivalente di oltre 200 milioni di euro da reinvestire in sussidi”.

Istruiti e tecnologizzati, a riversare in strada la loro rabbia sono soprattutto giovani di una classe media che sempre più paga il prezzo di un’economia in affanno.

Dopo un già modesto 0,9%dello scorso anno, l’incremento del Pil ha subito a inizio 2013 un’ulteriore frenata, accompagnata inoltre da un’inflazione che galoppa al 6,5% per cento l’anno.

Sanità e istruzione traballanti e servizi che lasciano a desiderare, gli altri ingredienti di un malcontento, che per molti si traduce in una corsa a ostacoli anche soltanto per dar da mangiare ai figli.

“La scorsa settimana una busta di queste verdure costava 50 centesimi – racconta una madre di famiglia in un mercato di San Paolo -. Oggi è già salita a 70. Facciamo davvero fatica a tenere il passo con l’aumento dei prezzi”.

Città trasformate in cantieri e infrastrutture in costruzione per Coppa del Mondo e Olimpiadi secondo molti non sarebbero insomma altro che investimenti cosmetici, mirati a nascondere ai riflettori internazionali il volto stanco di un paese, segnato dalla corruzione e sfigurato da una forbice sociale ancora marcata.