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"Pronti a usare l'esercito". La Turchia sciopera e sfida il governo

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"Pronti a usare l'esercito". La Turchia sciopera e sfida il governo

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La minaccia di un ricorso all’esercito non scoraggia i manifestanti turchi. Ad avere la meglio sull’aut aut del vice-premier Bulent Arinc è stata in diverse città la chiamata allo sciopero generale dei due principali sindacati.

Ad Ankara il “no” della piazza è soprattutto a uno stato considerato sempre più autoritario.

“Vogliamo un paese più democratico, in cui ci si possa esprimere liberamente – dice un sindacalista -. Il governo non dovrebbe esercitare una tale pressione sulla gente”.

Soprattutto nella vetrina mediatica di Istanbul, parola d’ordine governativa è il ritorno alla normalità.

La riconquista del Parco Gezi da parte di polizia e giardinieri è però agli occhi di molti una vittoria di Pirro, che non frenerà la macchina delle proteste.

“Ormai Gezi Park è diventato per la gente un’immagine, un simbolo – dice un residente di Istanbul -. Rappresenta la libertà, la resistenza al potere. Lo sgombero, di per sé, non cambierà quindi le cose”.

Un messaggio che in circa 800.000, secondo i media turchi, hanno ribadito questo lunedì, scioperando in diverse città. Stime praticamente speculari a quelle della folla riunita domenica da Erdogan a Istanbul, in un crescendo ormai non solo di tensione, ma anche di numeri.