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Grybauskaite: la Lituania cerca di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia

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Grybauskaite: la Lituania cerca di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia

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Europeista convinta, Dalia Grybauskaite ha ricevuto il premio Carlomagno 2013 per il suo impegno comunitario. La presidente della Lituania, il Paese che guiderà l’Unione Europea dal primo luglio, in precedenza è stata commissaria europea. L’abbiamo incontrata a Vilnius.

Audrey Tilve, euronews:
Presidente Grybauskaite, benvenuta a euronews. La presidenza dell’Unione Europea accenderà i riflettori sul suo Paese e immagino che lei voglia fare del suo meglio, ma sei mesi sono un periodo piuttosto breve. Spesso una presidenza eredita dalla precedente delle patate bollenti. Detto ciò, quali sono le sue ambizioni, cosa si propone e si ritiene in grado di raggiungere?

Dalia Grybauskaite, presidente della Lituania:
Naturalmente di solito si vuole fare molto di più di quanto si possa ottenere, perché non dipende solo dalla presidenza, ma da tutte le istituzioni, inclusi gli Stati membri, il Parlamento, la Commissione in parte. Per quanto riguarda le patate bollenti, probabilmente la principale è il bilancio europeo settenale (2014-2020). In questo periodo difficile abbiamo bisogno di risorse, risorse finanziarie, prima possibile, a partire dal 2014. Se noi indugiamo, anche le risorse finanziarie saranno ritardate.

euronews:
Cosa significherebbe per gli europei il raggiungimento di un tale risultato?

Grybauskaite:
Se otterremo quanto più possibile – ci sono oltre settanta programmi da negoziare – ciò significherebbe che dal 2014 potranno partire dei nuovi programmi, potranno arrivare nuove risorse, specialmente se parliamo di disoccupazione giovanile, di giovani. Hanno bisogno di soldi, hanno bisogno di lavoro e questo ora dipenderà dalla presidenza, dal parlamento e dagli Stati membri.

euronews:
Può un Paese di tre milioni di persone, al di fuori dell’euro, influenzare l’andamento dell’Unione Europea, totalmente concentrata sui problemi dell’eurozona? Non teme di essere lasciata ai margini?

Grybauskaite:
No, perché tutte le decisioni principali, indipendentemente dal fatto che siano state prese o pre-decise nell’eurozona, devono essere convalidate dagli Stati membri, che saranno 28 dal primo luglio. Quindi ciò significa che le decisioni principali vengono riconfermate o confermate da tutti.

euronews:
Ma il dibattito sull’integrazione in questo momento si concentra sull’eurozona. Si parla di un governo economico, di summit più regolari, di cambiamenti istituzionali. E il divario tra gli Stati con l’euro e quelli senza si approfondisce.

Grybauskaite:
Non sono d’accordo, perché naturalmente l’eurozona può avere la propria governance e così via, ma i problemi economici, tra cui la crisi del debito degli Stati, non sono solo nell’eurozona. Alcuni Paesi hanno problemi anche se non hanno l’euro. Questo vuol dire che il discorso è più generale, non si tratta solo della crisi dell’euro, ma della crisi dei debiti pubblici. E’ una crisi finanziaria, una crisi economica, non è necessariamente concentrata nell’eurozona.

euronews:
Non teme quindi che i membri che non possiedono l’euro diventino attori secondari?

Grybauskaite:
Finora non è avvenuto, per cui spero che non sarà il caso.

euronews:
Prevedete ancora di entrare nell’euro nel 2015? I lituani non sono così entusiasti e non li si può biasimare visto che appartenere all’eurozona in questo momento non è molto popolare.

Grybauskaite:
Ovviamente tra la popolazione è presente il timore di pagare per i Paesi che non sono disciplinati e non fanno attenzione ai propri bilanci. Ma noi che siamo un Paese piccolo, molto aperto e con un’economia liberista, abbiamo di fatto già l’euro, perché la nostra moneta è già agganciata all’euro stabilmente, non fluttua. Quindi ce l’abbiamo di fatto, ma non abbiamo una politica monetaria nelle nostre mani, non possiamo svalutare quando ce ne è bisogno, come è stato fatto in altri Paesi. Per cui in realtà abbiamo l’euro, con tutti i doveri, ma senza i diritti.

euronews:
Aderirebbe anche solo con il sostegno di un terzo della popolazione?

Grybauskaite:
Cercheremo di spiegarlo alla popolazione.

euronews:
Sottoporrebbe la questione a un referendum come pensa di fare la Polonia?

Grybauskaite:
No, credo che la consultazione popolare attraverso il referendum non sia necessaria. Nel 2004 la Lituania ha indetto un referendum sull’entrata nell’Unione Europea e nel nostro trattato di adesione c‘è scritto che appena sarà pronta la Lituania entrerà nell’eurozona. Quindi ciò significa che abbiamo già il sostegno attraverso il referendum. Ma naturalmente sono necessarie ulteriori spiegazioni, dobbiamo parlare con la nostra popolazione.

euronews:
Il suo Paese assieme ad altri Paesi Baltici hanno applicato programmi di austerità molto severi, all’inizio della crisi e la crescita è tornata. Perché ha funzionato in Lituania e non in Grecia e in Spagna?

Grybauskaite:
Innanzitutto, lei ha giustamente ricordato che abbiamo applicato misure molto dure, perché non bastava un piccolo intervento. Tutte queste misure, specialmente i tagli, devono essere solo temporanee.
Per cui i lituani hanno dovuto sostenerle per due anni, con la promessa che i tagli alle pensioni e gli altri tagli sarebbero stati ripagati. Abbiamo cominciato a riprenderci solo un anno e mezzo dopo un calo del 15 per cento del PIL. Abbiamo immediatamente cominciato a riprenderci e per questo la popolazione si è fidata di noi, perché abbiamo fatto delle promesse e le abbiamo mantenute. Controbilanciare misure temporanee.

euronews:
Questa politica ha funzionato perché la vostra è una piccola economia aperta basata sulle esportazioni, in cui lo stipendio medio è poco più di 600 euro?

Grybauskaite:
Credo che funzioni non solo per questo motivo. Funziona perché siamo stati in grado di spiegarlo alla gente, siamo stati in grado di ottenere il consenso. Abbiamo cominciato dai politici, me inclusa. Il mio stipendio è stato tagliato del 30 per cento.

euronews:
Vorrei passare al tema dell’energia adesso. La Lituania dipende al 100% dal gas russo e Gazprom vi fa pagare di più rispetto ai vostri vicini. Potreste liberarvi di questa dipendenza?

Grybauskaite:
Sì. Attualmente stiamo costruendo un terminale per il gas naturale liquefatto. Lo finiremo entro la fine del 2014 e dall’inizio del 2015 circa la metà dei nostri bisogni saranno garantiti da questo terminale. Per quanto riguarda l’elettricità dall’inizio del 2015 avremo un collegamento con la Svezia. Stiamo costruendo un secondo collegamento con l’Estonia e la Finlandia. Quindi saremo pienamente integrati nel sistema Nordpool entro la fine del 2014, l’inizio del 2015.

euronews:
Quindi parliamo di anni, non di decenni.

Grybauskaite:
No, no, dobbiamo sopravvivere solo per due anni, perché ha completamente ragione, paghiamo il 30 per cento in più per il gas rispetto alla Germania per esempio.

euronews:
Ma il prezzo elevato che pagate dipende dalla vostra posizione politica ferma nei confronti della Russia.

Grybauskaite:
Non solo la posizione politica, è una posizione ferma sulla riforma energetica anche perché stiamo introducendo il terzo pacchetto della riforma energetica dell’Unione Europea. Stiamo cercando di ridurre la nostra dipendenza dalla Russia e naturalmente loro non sono contenti.

euronews:
Questa fermezza nei confronti della Russia è ancora necessaria 23 anni dopo l’indipendenza?

Grybauskaite:
Credo che il prezzo che stiamo pagando dimostri che la Russia usa ancora le sue risorse energetiche come un mezzo di pressione politica ed economica.

euronews:
Un’ultima domanda, più personale: è inusuale per un capo di Stato essere cintura nera di karate.

Grybauskaite:
Era durante la mia giovinezza

euronews:
Si può tracciare un parallelo tra la politica e quest’arte marziale con cui lei ha molta familiarità?

Grybauskaite:
Credo che l’arte marziale non sia solo un esercizio fisico fatto da giovane, ma soprattutto una filosofia di vita, disciplina e impegno in quello che fai e in come raggiungere gli obiettivi. E questo si può applicare a qualsiasi cosa, inclusa la politica.