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Iran: la vittoria del moderato, le speranze e i dubbi

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Iran: la vittoria del moderato, le speranze e i dubbi

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È festa nelle strade di Teheran, ma anche parte delle comunità iraniane all’estero ha celebrato il risultato elettorale che ha portato un moderato alla presidenza: “lunga vita a Rohani, lunga vita alle riforme”, urlavano alcuni manifestanti in Iran.
Una vittoria al primo turno per il candidato meno vicino all’Ayatollah Khamenei non se l’aspettava nessuno, e c‘è chi ricorda che il nuovo presidente era appoggiato da due ex presidenti riformisti:

“Con i voti del popolo, e con l’appoggio di Rafsanjani e Khatami negli ultimi due o tre giorni, e con il ritiro della candidatura di Aref, si è scatenato un grande entusiasmo che ha spostato l’elezione in favore del riformismo”.

Hassan Rohani è visto come un uomo del dialogo e la sua elezione è stata subito salutata con speranza, oltre che all’interno del Paese, anche dalla diplomazia internazionale: dagli Stati Uniti alla Francia, dalla Germania all’Italia, tutti i governi si sono espressi augurandosi il rilancio del negoziato, sul nucleare ma anche sul altri temi scottanti come la Siria.

Controcorrente il governo israeliano, che fa notare come in realtà poco sia destinato a cambiare, perché su certi temi non deciderà Rohani, ma Ali Khamenei. E puntano il dito contro il regime di Khamenei anche le opposizioni in esilio, in particolare i Mujahedeen, che parlano di “mascherata elettorale”.