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Il G8 di Cameron all'insegna della lotta all'evasione

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Il G8 di Cameron all'insegna della lotta all'evasione

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La protesta è sfilata a Londra martedì scorso, in vista del G8 di lunedì prossimo che si terrà in Irlanda del Nord. Gli otto Paesi più industrializzati del mondo sono un gruppo troppo opaco, lamenta una manifestante.

“Non possono riunirsi come e quando vogliono. E’ una questione di trasparenza. Dobbiamo sapere, perché prendono decisioni che si riflettono sulla vita di tutti noi”.

Padrone di casa del vertice è il premier britannico David Cameron, il quale ha messo in cima all’agenda l’evasione fiscale, divenuta un tema di forte attualità a seguito dei recenti scandali che hanno coinvolti multinazionali molto note.

Secondo Tax Justice Network a livello globale l’evasione fiscale costa ai governi 2.300 miliardi di euro l’anno, mentre ammontano a 24.mila miliardi i beni nascosti nei paradisi fiscali.

Quanto all’Unione europea, le tasse sottratte al fisco dei paesi membri ammontano a 1.000 euro l’anno.
Une situazione intollerabile, soprattutto per i cittadini che stanno subendo le conseguenze delle misure delle politiche di austerità.

Al suo arrivo al vertice informale dello scorso 22 maggio a Bruxelles, David Cameron si è impegnato a portare la questione al G8.

“Dobbiamo assicurarci del fatto che le imprese paghino tutte le tasse e per ottenere questo ci vuole collaborazione internazionale e scambio di informazioni. Metterò questo tema al centro del G8 ed è importante che anche l’Unione europea faccia altrettanto”.

Strategia di ottimizzazione fiscale. Così si chiama l’escamotage utilizzato dalle multinazionali per pagare imposte bassissime in Paesi dove realizzano ingenti profitti.

“Faremo in modo che le imprese paghino di più nei Paesi dove hanno sede – ha dichiarato il cancelliere tedesco Angela Merkel al summit di maggio – e per fare questo dobbiamo combattere i paradisi fiscali”.

Giganti mondiali come Starbucks, Apple, Google e Amazon sono stati accusati di pagare importi fiscali ridicoli sia in Europa sia negli Stati Uniti, anche se non per forza in violazione della legge.