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Iran al voto: Rohani sfida le divisioni dei conservatori

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Iran al voto: Rohani sfida le divisioni dei conservatori

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Il momento è arrivato. Venerdì 14 giugno si sceglie il successore di Mahmoud Ahmadinejad alla presidenza dell’Iran. La speranza dei riformisti si chiama Hassan Rohani, unico religioso ma anche unico moderato in lizza.

Rohani ha 64 anni ed è appoggiato dall’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, che secondo alcuni sondaggi avrebbe potuto vincere a mani basse le elezioni, se non fosse stato escluso.

Fu anche capo negoziatore per il dossier nucleare, più conciliante di Saeed Jalili, che ricopre il ruolo dal 2007 e a sua volta aspira alla poltrona presidenziale, considerato fedele alla guida suprema Ali Khamenei. L’avallo gli è arrivato anche da un altro ex presidente: il leader del movimento dei riformisti, Mohammad
Khatami, cui è considerato vicino per diversi orientamenti.

Gode di buona popolarità, soprattutto a Tehran, di cui è sindaco, Mohammad Baqer Ghalibaf, che ci riprova, dopo essersi piazzato quarto nel 2009.

Ha ricoperto per 16 anni il ruolo di ministro degli Esteri Ali Akbar Velayati, fino al 1997. In campagna elettorale ha promesso di abbandonare i toni di scontro con l’Occidente.

I candidati sono in tutto sei. Difficile che uno di essi riesca a raggiungere la maggioranza assoluta al primo turno. Probabile che si torni, dunque, al voto la settimana prossima per il ballottaggio.

euronews ha chiesto a Sadegh Zibakalam, docente di Scienze Politiche all’Università di Teheran di analizzare queste elezioni.

Mohammad Mohammadi, euronews:
“In Iran è iniziato il conto alla rovescia per le elezioni presidenziali. In molti attendono di vedere chi sarà il successore di Mahmoud Ahmadinejad, che ha guidato il paese per otto anni. Professor Zibakalam, nelle passate elezioni, gli iraniani e il regime hanno dimostrato di poter sorprendere il mondo. Questa volta tutto si sta svolgendo con un basso profilo. Possiamo aspettarci delle sorprese per quel che riguarda affluenza e risultati?”

Sadegh Zibakalam, docente di Scienze politiche all’Università di Teheran:
“A questo punto credo si possa dire che siamo testimoni di sviluppi molto, molto sorprendenti. Tra le sorprese principali, che stanno ancora prendendo forma, c‘è l’alto livello di partecipazione. Un’altra sorpresa è stato il silenzio di Ahmadinejad, a dispetto del fatto che in molti erano certi che sarebbe intervenuto dopo l’annullamento della candidatura del suo uomo, Esfandiar Rahim-Mashaee”.

euronews:
“Ma il silenzio proseguirà?”

Sadegh Zibakalam:
“Se si arriverà al secondo turno, non penso che continuerà a tacere. Penso che al ballottaggio darà il proprio appoggio al candidato conservatore, chiunque sia”.

euronews:
“Con la rinuncia di un candidato riformista (Mohammad Rez Aref)
sembra che moderati e riformisti abbiano mostrato di poter formare una coalizione. Mentre i conservatori non ci sono riusciti. Secondo Lei questi ultimi si sentono in pericolo ora che si presentano con diversi candidati?”

Sadegh Zibakalam:
“Proprio così perché alcuni esponenti conservatori hanno iniziato a criticare la scelta della loro parte politica in modo molto serio. Chiedono: perché non si mettono da parte e perché partecipiamo con più di un candidato? Questa autocritica tra i conservatori ora è molto più significativa, soprattutto dopo l’accordo tra i riformatori per sostenere Rohani, dopo che Aref ha scelto di abbandonare la corsa alla presidenza”.

euronews:
“Nelle ultime settimane, ci sono state domande sul candidato favorito del Leader supremo, Lei cosa ne pensa?”

Sadegh Zibakalam:
“Contrariamente alle elezioni di quattro anni fa e a quelle di otto anni fa, non è così chiaro quale sia il candidato favorito della Guida suprema. Quel che è certo è che non è Rohani, come non avrebbe potuto essere Aref. Ma nessuno può sapere qual è il suo candidato conservatore preferito”.

euronews:
“Il sottosegretario di Stato americano ha dichiarato che gli Stati Uniti non sostengono alcun candidato in particolare, ma a parte queste frasi diplomatiche, l’Occidente e gli Stati Uniti hanno un candidato preferito?”

Sadegh Zibakalam:
“Ovviamente l’Occidente e gli Stati Uniti, il gruppo dei 5+1 e anche il mondo arabo, inclusi i nostri vicini nel Golfo Persico, non possono guardare con indifferenza alle elezioni iraniane. Perché se i conservatori e in particolare quelli più radicali dovessero vincere le elezioni, la situazione continuerebbe ad essere uguale a quella che viviamo da otto anni a questa parte. Penso che, come gli iraniani, anche questi Paesi seguiranno le elezioni in Iran con grande interesse, pur fingendo di essere indifferenti e non particolarmente interessati”.