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Turchia: Taksim terreno di scontro tra mentalità laica e religiosa

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Turchia: Taksim terreno di scontro tra mentalità laica e religiosa

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Le proteste partite da piazza Taksim vengono giudicate con parole di condanna sempre più accese dal governo turco. Sull’altro fronte, la repressione delle manifestazioni suscita sdegno e sembra portare verso un’ulteriore radicalizzazione.

Una cosa su cui entrambe le parti concordano è che la protesta non riguarda solo gli alberi del Gezi Park, ma in gioco c‘è ben altro. A confrontarsi sono due visioni dello Stato.

Forte dell’ampia maggioranza con cui è stato eletto, il partito di Erdogan ha cercato di estendere sempre di più il suo ambito d’azione alla sfera morale, proponendo restrizioni all’aborto e al consumo di alcolici e al ruolo delle donne.

D’altro canto, le critiche al governo su questi temi vengono stigmatizzate dai più religiosi come frutto dell’influenza straniera, anche se la tradizione laica ha avuto un grande peso nella storia della Turchia.

Euronews ha chiesto all’editorialista turco di origine armena Etyen Mahçupyan un suo commento sulla situazione in Turchia.

Bora Bayraktar, euronews:

Lei conosce bene gli scontri degli ultimi 15 giorni in Piazza Taksim. Ma molta gente non capisce cosa sia successo. Qual è la sua analisi dell’accaduto?

Etyen Mahçupyan:

È una questione articolata su più livelli e che ha molti protagonisti. È partita da un settore laico della società, come movimento giovanile. Un altro attore è la Piattaforma Taksim, che è composta dagli abitanti della zona. Era un movimento per proteggere Taksim e il Gezi Park. Poi si sono aggiunti altri gruppi che rappresentano tutti i protagonisti classici della politica turca. Il problema è che è diventato difficile distinguere questi gruppi. Perché la componente maggiore è un movimento spontaneo e senza leader, che non vuole usare i metodi tipici della politica, quindi non si è dato la forma di un’istituzione, ma questo consente ad altri, che dispongono di istituzioni, di prendere il controllo della situazione. I gruppi spontanei stavano fianco a fianco, ma non si incoraggiavano a vicenda e nemmeno stabilivano relazioni fra loro. Quindi questo mosaico è stato in parte politicizzato e ha iniziato a degenarare. Se passano 24 ore senza aver avviato azioni comuni, è inutile.

Euronews:

Come valuta la percezione del governo? Sembra che il governo giudichi la questione come un tentativo di golpe, ma sull’altro fronte non c‘è questa volontà?

Etyen Mahçupyan:

Il governo sta cercando di fare distinzione tra questi gruppi, ma non ci è arrivato subito. All’inizio non ha capito cosa stava succedendo. Per i primi tre giorni non l’ha capito. Per fare un’analisi più profonda, dovremmo sottolineare che c‘è una grande distanza tra Islamisti e laici e tra i rispettivi codici culturali. Per questa ragione, i laici non possono comprendere la mentalità degli Islamisti e gli Islamisti non comprendono la mentalità laica. Per questo, non hanno capito le ragioni di questa ribellione dei giovani, perché i loro ragazzi non sono così. Tra gli Islamisti, c‘è una generazione anni ’90 che non agisce così.
Quindi, il governo dell’AK Party ha visto una macchinazione dietro i manifestanti. Ha dichiarato che questi giovani uomini e donne venivano manipolati. Definirlo un tentativo di golpe militare mi sembra un’esagerazione, ma penso ci siano persone che vogliano produrre dinamiche che potrebbero portare a un colpo di Stato. Vediamo segni di questo specialmente nei mercati finanziari e nei nuovi legami che si stabiliscono tra organizzazioni.