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Dazi, rappresaglia cinese contro i vini europei

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Dazi, rappresaglia cinese contro i vini europei

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È un calice amaro quello che la Cina sta per servire all’Unione Europea. In reazione ai dazi sui pannelli solari appena annunciati dalla Commissione europea, Pechino ha annunciato un’inchiesta sulle importazioni di vino dall’Europa.

Il risultato potrebbe essere un aumento dell’imposizione fiscale. Perlomeno, questo è l’effetto auspicato dai produttori cinesi, i quali, in misura sempre crescente, accusano Bruxelles di sommergere la tigre asiatica con prodotti sovvenzionati.

Il danno per i vigneti europei, sottolinea il numero uno del gruppo francese Bonfils, è potenzialmente enorme: “Non possiamo permetterci di perdere questo mercato, né possiamo permetterci di vederlo contrarsi”, afferma Xavier-Luc Linglin.

“Per noi – prosegue – è la prima regione di esportazione, in termini di valore, e la seconda in termini di volume. Non possiamo davvero permetterci di rallentare in Cina. È sicuro”.

Il mercato cinese è una miniera d’oro per i produttori vinicoli europei, alle prese con il calo dei consumi nel Vecchio Continente. Nel 2012 il consumo è salito a 18 milioni di ettolitri, di cui 4,3 importati dall’Europa e 1,7 dalla sola Francia.

Pechino, insomma, ha adottato la legge del taglione. Questo nonostante i dazi definitivi sui pannelli solari siano stati, alla fine, molto più leggeri delle attese. Soprattutto per l’opposizione di Paesi come la Germania.

La Cina è il primo produttore al mondo in questo campo e il valore delle esportazioni in Europa tocca i 20 miliardi di euro. Un’egemonia che le lobby di settore europee attribuiscono ai sussidi del governo.

La rappresaglia cinese sul vino potrebbe provocare gravi danni anche in Italia. A dirlo è Coldiretti, che sottolinea come dal 2008 ad oggi le esportazioni nazionali nel Paese asiatico siano quadruplicate di valore.