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Saeed Jalili, il falco che deve la sua ascesa alla fede nella Rivoluzione islamica

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Saeed Jalili, il falco che deve la sua ascesa alla fede nella Rivoluzione islamica

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Saeed Jalili è un prodotto certificato della rivoluzione islamica: un falco dai modi riservati e dall’aspetto dimesso. Quarant’otto anni, sposato con un figlio, è un veterano della guerra contro l’Iraq, che gli è costata la perdita della gamba destra. Arruolato tra i Guardiani della Rivoluzione, fa la conoscenza di Mahmoud Ahmadinejad che, da presidente, lo nomina prima suo consigliere e poi vice ministro degli Esteri. Ma non è tanto ad Ahmadinejad che Jalili deve la sua ascesa politica, bensì alla Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei.

Il suo nome è pressoché sconosciuto sulla scena internazionale fino al 2007, quando assume il comando della delegazione iraniana ai negoziati sul programma nucleare. Un ruolo in cui Jalili dà prova di fermezza di fronte alle richieste dell’Occidente. O forse sarebbe meglio dire di rigidità, dal momento che durante il suo mandato l’Onu inasprisce per tre volte le sanzioni economiche contro l’Iran. Il suo linguaggio, oscuramente diplomatico, non consente passi avanti. Saeed Jalili (17-05-2013): “In quanto membri attivi del Trattato di non proliferazione, siamo pronti a cooperare con l’Agenzia atomica internazionale al fine di rafforzare la sorveglianza sulle attività nucleari iraniane”.

Nonostante le pesanti ripercussioni economiche per gli iraniani, il suo atteggiamento è apprezzato da Khamenei, che vede in Jalili un alleato dalla fede incrollabile nei principi della Rivoluzione. Una fede espressa anche in campagna elettorale: “Abbiamo detto più volte che vogliamo espandere l’influenza dell’Islam nel mondo e ridimensionare quella delle arroganti potenze occidentali”.

Ma è l’agenda economica che oggi interessa maggiormente gli iraniani, alle prese con l’aumento della disoccupazione e un tasso di inflazione al 30 per cento. Jalili dice di voler ridurre la dipendenza dalle esportazioni di petrolio, ma le sue intenzioni per risollevare l’economia restano piuttosto vaghe.