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Bradley Manning alla sbarra. La "talpa" di Wikileaks rischia l'ergastolo

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Bradley Manning alla sbarra. La "talpa" di Wikileaks rischia l'ergastolo

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Vent’anni anni di prigione nel migliore dei casi, ergastolo nel peggiore. Comincia con queste premesse il processo a Bradley Manning, il soldato accusato di essere la “talpa” di Wikileaks. Dietro le porte chiuse della Corte Marziale di Fort Meade, nel Maryland, il 25enne si è dichiarato colpevole di 10 dei 24 capi d’imputazione contestati.

Ma non del più grave, quello di “collusione con il nemico”: il procuratore Joe Morrow cercherà di provare che almeno uno dei 700 mila documenti da lui trafugati sono finiti in mano ad Al Qaeda.

Di tutt’altro avviso i manifestanti fuori dall’edificio, per i quali Manning è un eroe del pacifismo e della trasparenza.

“Credo che Bradley Manning abbia fatto più di chiunque altro per fermare la guerra in Iraq, rivelando il massacro di bambini, giornalisti e civili compiuto dagli elicotteri, che ha scioccato le coscienze del mondo intero”, dice un attivista.

“Credo che abbia fatto la cosa giusta”, sostiene un altro. “Ha fatto quello che doveva fare, denunciare crimini di guerra.”

Il processo Manning è una nuova tegola sulla testa della Casa Bianca, già alle prese con le accuse di aver usato l’IRS, l’Agenzia delle entrate statunitense, contro i gruppi conservatori dei Tea Party e il presunto spionaggio ai danni dei giornalisti dell’Associated Press.

“Bradley Manning rischia il carcere a vita senza la possibilità di libertà condizionata”, spiega il corrispondente di Euronews da Washington Stefan Grobe. “Ma il governo rischia un enorme colpo di credibilità. Insieme con i recenti scandali a Washington, la corte marziale di Manning ha il potenziale per indebolire ulteriormente la fiducia nel governo Obama”.