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Gli "indignati" sono anche turchi. Scontri a Istanbul e in altre città

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Gli "indignati" sono anche turchi. Scontri a Istanbul e in altre città

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Si configura sempre più come un movimento simile agli “indignati”, che ha manifestato in Europa e Stati Uniti.

Migliaia di giovani turchi da lunedì si scontrano con la polizia, che con gas lacrimogeni, urticanti e cannoni d’acqua cercano di sgomberare il parco Gezi di Taksim, nel cuore di Istanbul. Il bilancio dei feriti ormai supera il centinaio e gli arresti sono oltre sessanta.

Amnesty International ha contestato l’uso eccessivo della forza da parte della polizia.

La protesta era iniziata con uno scopo ecologista, quello di salvare il polmone verde che il governo vuole distruggere per lasciare spazio a un centro commerciale. In realtà con il passare dei giorni è diventata qualcosa di più e si è estesa ad Ankara, Smirne e nei prossimi giorni ad altre metropoli turche.

Ad essere contestato è l’autoritarismo del premier Recep Tayyip Erogan che, con un mandato in scadenza, spera il prossimo anno di ottenere la presidenza del Paese.

Il suo decennio di governo ha significato una crescita economica vertiginosa ma anche il pugno di ferro contro ogni oppositore. Le proteste riguardano, inoltre, la sua gestione del conflitto con la vicina Siria e le stragi di civili al confine; e il giro di vite sulla vendita degli alcolici.

Erdogan sta portando avanti a Istanbul una serie di progetti faraonici, rifiutando il dialogo con le comunità che si oppongono.

Nei suoi piani ci sono un nuovo canale oltre al Bosforo, l’aeroporto più grande del mondo e un terzo ponte fra Asia e Europa.