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Commissione Ue: Italia fuori da procedura di deficit eccessivo

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Commissione Ue: Italia fuori da procedura di deficit eccessivo

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Il vento è cambiato, anche a Bruxelles. L’abbandono definitivo delle politiche economiche improntate all’austerity è arrivato con le raccomandazioni della Commissione europea.

La quale, se da una parte insiste sulla necessità di tenere sotto controllo i bilanci, dall’altra ha concesso più tempo a numerosi Paesi membri in difficoltà per rientrare sotto il limite del 3% del deficit e implementare riforme in direzione della tanto desiderata crescita.

Francia, Spagna, Polonia e Slovenia hanno ottenuto due anni in più, mentre Portogallo e Paesi Bassi hanno ottenuto una proroga di 12 mesi.

Nell’occasione la commissione ha anche raccomandato, come premio per gli sforzi già messi in campo, l’uscita dalla procedura di disavanzo eccessivo di cinque Stati membri: Italia, Ungheria, Lettonia, Lituania e Romania.

“Questa è la posizione comune europea attorno alla quale chiediamo che tutti quanti si stringano”, ha detto il presidente della commissione José Manuel Barroso. “Dobbiamo superare l’idea di politiche che vengano solo da una capitale o dall’altra, abbiamo bisogno di un consenso europeo”.

Una sorta di riconciliazione, questo l’appello sottointeso, tra Paesi rigoristi come la Germania e quelli dell’Europa mediterranea strozzati dalla crisi. A cui, negli ultimi tempi, si era aggiunta la Francia che ha visto la disoccupazione salire oltre il 10% e due trimestri consecutivi di contrazione.

Per Parigi la richiesta della commissione è quella di affrontare di petto il problema della competitività e della spesa pubblica eccessiva, riformando il mercato del lavoro e il sistema pensionistico.

Di riforme strutturali Barroso e colleghi hanno parlato anche per quanto riguarda l’Italia, . Nonostante la soddisfazione del premier Letta, che ha ringraziato gli italiani per gli sforzi fatti (il disavanzo nel 2013 dovrebbe scendere al 2,9%), non è ancora il momento di allentare la cinghia.

In particolare, oltre alle riforme di giustizia, lavoro, scuole e fisco, la richiesta va nella direzione di una riduzione degli alti livelli di debito pubblico.