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Cina, Fmi e Ocse tagliano le previsioni di crescita

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Cina, Fmi e Ocse tagliano le previsioni di crescita

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Rallentano i ritmi sulle catene di assemblaggio cinesi e, a certificare la frenata dell’economia della tigre asiatica, intervengono il Fondo Monetario Internazionale e l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

I due organismi hanno rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2013: quella di Washington le ha ridotte di un quarto di punto percentuale, al 7,75%, seguita da quella di Parigi, scesa dall’8% al 7,8%.

La perdita di slancio era già stata certificata dagli analisti di Bank of America e Standard Chartered. Ma ora è ufficiale: la crisi globale pesa su un’economia basata sulle esportazioni.

Non è un caso che il nuovo premier Li Keqiang stia spingendo per una crescita del settore dei servizi, ma la transizione verso un’economia basata sulla domanda interna potrebbe nascondere dei pericoli.

La Cina adotti nuove misure per supportare i redditi delle famiglie e i consumi, suggerisce l’Fmi. Ma attenzione all’eccessiva espansione della finanza sociale: troppa offerta di credito potrebbe far esplodere l’inflazione.