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La mancanza di sicurezza nell'Iraq "pacificato"

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La mancanza di sicurezza nell'Iraq "pacificato"

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700 vittime ad aprile e già oltre 300 nel mese di maggio in Iraq. Con i 12 ordigni esplosi nelle ultime ore che hanno fatto almeno 70 morti, il paese sembra essere ricaduto nel periodo più buio della sua guerra civile fra il 2006 e il 2007.

La mancanza di sicurezza è il problema maggiore dell’Iraq di oggi. Il governo ha cercato di correre ai riparti. Il premier Nouri al Maliki ha ordinato un rimpasto ai vertici delle forze di sicurezza, ma la mossa non ha invertito la tendenza e gli attentati hanno continuato a ripetersi, soprattutto nella capitale che avrebbe dovuto essere uno degli luoghi più controllati del paese.

Gli obiettivi sono quasi sempre indiscriminati e in quartieri sunniti: mercati, strade o uffici pubblici. Hanno aumentato in senso d’insicurezza della popolazione.

“Perché ce l’hanno con noi. Sono morti ragazzi e bambini che avevano fatto di male?”, dice un uomo fra le macerie della sua casa.

Gli indizi sembrano tutti portare alla branca nazionale di al Quaeda che punta all’instaurazione di un califfato islamico a guida sunnita sottoposto alle sharia, la legge coranica.