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Siria, l'Ue torna a discutere sull'embargo alle armi

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Siria, l'Ue torna a discutere sull'embargo alle armi

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L’embargo alle armi in Siria torna al centro dei lavori dei ministri degli esteri dei 27 paesi europei in corso a Bruxelles in vista della scadenza delle sanzioni il 31 maggio. Pur restando grandi divisioni, cresce il fronte dei favorevoli a una revoca totale.

Michael Spindelegger, ministro degli esteri austriaco:“L’Unione europea deve rimanere fedele alla linea. Siamo sempre stati divisi sulla questione dell’embargo. Siamo a favore della pace ed è questo che dobbiamo continuare a fare”.

A complicare il quadro siriano l’entrata in campo di Hezbollah a fianco delle truppe di Assad. Dalla Francia la richiesta di’inserire il movimento nella lista delle organizzazioni terroristiche. Più cauta la posizione del Belgio. Didier Reynders, ministro degli esteri afferma:“La presenza di Hezbollah crea ulteriori problemi, e non soltanto in Siria, ma in molti altri paesi della regione. Dobbiamo chiederci se è possibile dividere l’Hezbollah politico, presente nel governo, e il movimento armato, di terroristi operante sul campo”. Per la Germania l’Unione europea deve lavorare a una soluzione il più condivisa possibile. Guido Westerwelle, ministro degli esteri tedesco afferma:“Se davvero vogliamo sperare di avere una qualche influenza in Siria, in quanto europei, se vogliamo costruire un ponte per la Siria, allora dobbiamo essere uniti”. Sull’embargo alle armi i ventisette sembrano valutare un meccanismo analogo a quello utilizzato per il petrolio, fornendo le armi soltanto ai gruppi definiti affidabili. In gioco la conferenza di pace di Ginevra, prevista a giugno, dove l’Europa punta ad arrivare con una posizione solida e condivisa sulla Siria.