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Svezia, sesta notte di tensione. Meno scontri, ma la protesta non si placa

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Svezia, sesta notte di tensione. Meno scontri, ma la protesta non si placa

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Diminuiscono di intensità, ma non si placano del tutto i disordini a Stoccolma e non solo. Nella notte tra venerdì e sabato sono stati bruciati veicoli in quattro quartieri della Capitale e una scuola a Oerebro, 160 chilometri a ovest.

L’arrivo dei rinforzi nella Capitale ha ridotto gli episodi violenti, ma le tensioni restano molto elevate.

“È una situazione esplosiva, sulla quale diamo l’allarme da anni, perché le nuove politiche liberali di questo Paese portano al disagio sociale” afferma Arne Johannson, amministratore locale.

Minimizza il ministro dell’integrazione Erik Ullenhag, secondo il quale la stampa internazionale prende un abbaglio, parlando di “giovani arrabbiati”. Ma senza spiegare chi ci sia, allora, dietro gli scontri.

Di tutt’altro avviso Alikalay, un giovane educatore del quartiere di Husby, epicentro delle violenze. Che lui stigmatizza, ma spiega così: “La gente si sente frustrata, perché i politici si sono disinteressati delle periferie, scegliendo di investire soltanto nei quartieri centrali delle città”.

Un recente studio del governo mostra che un terzo della popolazione tra i 16 e i 29 anni non studia né lavora. L’immagine di una Svezia accogliente e desiderata come luogo dove costruire il proprio futuro rischia di essere seppellita da una realtà sociale che non riesce più a essere modello di integrazione.