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Ford lascia l'Australia. Pesano cambio e costo del lavoro

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Ford lascia l'Australia. Pesano cambio e costo del lavoro

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Anche nella lontana Australia le spietate leggi del capitalismo reclamano le proprie vittime. La casa automobilistica americana Ford ha annunciato, per il 2016, la chiusura dei suoi due impianti produttivi nel Paese: quello di assemblaggio di Broadmeadows e quello dove si producono i motori a Geelong.

Negli ultimi 5 anni l’azienda ha perso 600 milioni di dollari australiani (circa 450 milioni di euro) a causa della concorrenza dei produttori asiatici, Mazda e Hyundai in primis.

Alla fine è arrivata la decisione di abbandonare il Paese, dove Ford era presente dal 1925. Segnando, in questo modo, il destino di 1.200 operai.

“A dir la verità, sono scioccato ma non sorpreso”, sottolinea uno di essi all’uscita dall’impianto. “Se il nostro governo abbassa le protezioni doganali contro le importazioni dall’Asia, è come rimuovere un diga. I consumatori hanno parlato. Che possiamo fare?”

A pesare sugli alti costi del lavoro è stato soprattutto il cambio valutario: il dollaro australiano, negli ultimi due anni, ha superato quello americano, andando a pesare sui bilanci.

Cattive notizie per il governo laburista del premier Julia Gillard in vista delle elezioni di settembre: il Paese stava cercando nuovi sbocchi, dopo la fine del boom minerario che per anni ne ha sostenuto l’economia.