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Cina, rallenta la produzione a maggio. Timori per la crescita

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Cina, rallenta la produzione a maggio. Timori per la crescita

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C‘è uno spettro che si aggira per Shanghai e non è quello dell’inquinamento. È il rallentamento della crescita economica profetizzato dall’indice delle attività manifatturiere cinesi: la lettura preliminare di maggio segna, per la prima volta da sette mesi, un calo sotto la soglia dei 50 punti che separa l’espansione dalla contrazione a causa della diminuzione degli ordini.

Presto per dare Pechino per spacciata, però: gli analisti rimangono fiduciosi nel raggiungimento dell’obiettivo del 7,5% di crescita indicato per l’anno 2013.

L’incognita, anche nella seconda economia più grande del pianeta, è il mercato del lavoro: “In Cina c‘è un grande problema demografico, vediamo una carenza di lavoro nella manifattura”, spiega Adrian Mowat, analista di Jp Morgan. “Aziende come Foxconn e Honhai, che sono alcuni dei più grandi datori di lavoro del pianeta, con più di un milione di impiegati, devono trasferirsi fuori dalla Cina per accedere a costi più bassi”.

Nonostante aumenti nei costi del lavoro a doppia cifra e un’esercito da 7 milioni di laureati che sta per atterrare, il mercato dell’impiego per ora non dà segni di cedimento. Secondo gli esperti, il governo sceglierà dunque di non intervenire, almeno per ora.

Il Paese è impegnato in una transizione che va oltre i numeri: da una crescita frenetica basata sulle esportazioni, cioè dipendente dai destini delle altre economie, ad una più lenta ma stabile grazie ad una solida domanda interna.