ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Affaire Tapie, Lagarde interrogata sui suoi presunti favori

Lettura in corso:

Affaire Tapie, Lagarde interrogata sui suoi presunti favori

Dimensioni di testo Aa Aa

E sono due. Pare che un francese non possa essere messo a capo del Fondo monetario internazionale e rimanere lontano dai guai giudiziari. Sia chiaro, al momento le distanze con Dominique Strauss Kahn sono notevoli.

Christine Lagarde rischia solo di essere indagata e si sapeva già quando ha assunto il suo attuale prestigioso compito, nel 2011. Alla Cour de justice de la Republique, il tribunale dei ministri, si è presentata serena., chiamata a chiarire il suo ruolo nel cosiddetto “affaire Tapie”, quando era titolare del dicastero dell’Economia e dell’Industria.

Lo scandalo politico-finanziario è antecedente, risale all’inizio del 1993, quando Bernard Tapie, imprenditore assai noto anche per le vicende calcistiche dell’Olympique Marsiglia, viene chiamato al governo da Pierre Beregovoy. Il presidente Mitterand è favorevole, a patto che ceda tutte le sue aziende.

Tra queste c‘è l’Adidas, comprata appena due anni prima e messa nelle mani del Crédit Lyonnais, partner bancario storico del tycoon. L’istituto compra per suo conto e in rappresentanza di un gruppo di investitori, rivendendo pochi mesi dopo, ottenendo una plusvalenza di un miliardo di franchi.

Tapie si sente truffato, vuole la sua parte di quella plusvalenza. Ne nasce una vicenda giudiziaria.

Che si trascina per anni, durante i quali il Crédit Lyonnais fallisce, e un organismo pubblico viene incaricato della gestione dei suoi affari.

Appena arrivata al ministero dell’Economia, nel governo Sarkozy, appoggiato da Tapie nonostante il suo passato coi socialisti, Christine Lagarde affida la vicenda a un arbitrato.

Vengono designati tre arbitri, che danno ragione a Tapie, riconoscendogli un risarcimento da 285 milioni di euro, 45 dei quali per danni morali.

Viste le vicende passate della banca, sono soldi pubblici quelli che vengono riconosciuti all’ex imprenditore. Perché, dunque, distogliere la questione dalla giustizia pubblica per affidarla a privati? Pare, per altro, che fossero persone vicine a Tapie e che la Lagarde lo sapesse. Inoltre, non si è opposta alla decisione in alcun modo.

Questo le viene contestato oggi, in seguito all’inchiesta aperta dalla magistratura a fine 2011. Gli inquirenti sono convinti che dietro l’inerzia del suo ministro ci fosse, a reggere il gioco, la mano di Nicolas Sarkozy.