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Tornano liberi i militari egiziani rapiti in Sinai, "terra di nessuno"


Egitto

Tornano liberi i militari egiziani rapiti in Sinai, "terra di nessuno"

Sono tornati in libertà i sette uomini della sicurezza egiziani rapiti giovedì da un gruppo di islamisti nel Sinai.

Il sequestro, senza precedenti, ha rappresentato una nuova difficile prova per il primo capo di Stato esponente dei Fratelli musulmani, Mohamed Morsi. È la prima volta che il Presidente applica la linea della fermezza contro l’islam più radicale.

Il Cairo nega l’esistenza di un negoziato diretto con i rapitori. La trattativa sarebbe stata condotta dai capi delle tribù beduine del Sinai.

“Siamo sulla linea del fronte tra Hamas e lo stato di Israele – spiega il capo del villaggio di Salah Al Din – È una zona di tensione, dove spesso risuonano spari d’artiglieria tra le fazioni in lotta. Qui, chiunque voglia difendere i propri interessi si erge a giudice di se stesso. È indegno”.

I rapitori chiedevano il rilascio di alcuni islamisti accusati della morte di sei agenti. Il Sinai, dalla rivoluzione del 2011, è sempre più terra di predoni e miliziani, nonostante rimanga in piedi un massiccio dispiegamento di uomini e mezzi.

“Il caso dei 7 militari rapiti e poi liberati riporta in primo piano la gravità della situazione nella regione del Sinai – spiega il corrispondente di euronews in Egitto, Mohammed Shaikhibrahim – Qui sono sempre più frequenti rapimenti e uccisioni. Insicurezza e instabilità dominano la scena”.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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