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Dietro l'esclusione di Rafsandjani


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Dietro l'esclusione di Rafsandjani

L’esclusione dalle presidenziali di Akbar Hashemi Rafsandjani è stato un fulmine a ciel sereno. Amico intimo della guida suprema Ali Khamenei, da una cinquantina d’anni, oggi ne è vittima.

Con la sua bocciatura viene così a mancare l’unico candidato che poteva rispondere ai giovani e alla classe media.

In corsa restano 8 contenders. Alcuni sono volti conosciuti, altri meno, 5 sono fedelissimi della Guida suprema, che ha voluto blindare lo scrutinio.

L’unico riformista Mohamed Reza Aref non ha alcuna possibilità di essere eletto.

(Nella foto: Saeed Jalili, Gholam Ali Haddad Adel, Mohsen Rezaei, Hasan Rowhani. Bottom row, left to right: Mohammad Reza Aref, Mohammad Gharazi, Mohammad Bagher Qalibaf, Ali Akbar Velayati)

Akbar Hachemi Rafsanjani poteva invece fare la differenza. Lo scorso 11 maggio, aveva giocato sull’effetto sorpresa, presentando senza preavviso la sua candidatura all’ultimo momento.
A sostenerlo, l’ex presidente riformatore Khatami insieme ai riformisti della Repubblica.
Le interpretazioni della sua bocciatura sono diverse.

Emad Abshenas, giornalista:

“La motivazione del Consiglio dei Guardiani è evidente: Rafsanjani è troppo anziano e la presidenza richieda molta energia”.

Alireza Khamesian, giornalista:

“La scelta di Rafsanjani di presentare all’ultimo minuto la candidatura ha dato fastidio a molti gruppi politici perché ha disturbato i loro piani”.

Nel 2009 Rafsanjani sostiene il movimento verde, il movimento riformatore, alienandosi le simpatie del clero conservatore e dei guardiani della rivoluzione, che ottengono che gli venga impedito di pregare il venerdì nella moschea di Theran.

Chiede di riconquistare la fiducia della gente per arrivare una riconciliazione nazionale. E per arrivare a questo bisognava aprire le carceri.

Akhabar Rafsanjani è un convinto sostenitore della rivoluzione, intimo dell’ ayatollah Khomeini, è presidente del parlamento e presidente della Repubblica dal 1989 al 1997.
Ricco e influente, aveva buone carte da giocare per il rilancio del sistema socio-economico del Paese.

Ma l’agone elettorale resta un terreno ostile per lui, due sono le grandi battoste elettorali quasi umilianti per Rafsanjani: le legislative nel 2000 e le presidenziali del 2005, battuto al secondo turno da Ahmadunejad al secondo turno.

Il suo pragmatismo sarebbe stato in grado di ristabilire le relazioni con gli Stati Uniti. Forse.
Gli è mancato solo il sostegno della Guida suprema. La stessa che lo intronizzò nel 1989 e che Rafsanjani non ha mai criticato apertamente.

Il consiglio dei guardiani della Costituzione in Iran ha reso pubblica la lista dei candidati alle presidenziali.
L’esclusione di Akbar Hashemi Rafsanjani presidente del consiglio del discernimento dell’Iran e due volte presidente della Repubblica islamica è giunta inaspettata.
Per capire cosa ha motivato la decisione del consiglio dei guardiani abbiamo intervistato Hassan Shariatmadari, analista politico a Amburgo in Germania.

Omid Lahabi, euronews:

-Rafsanjani ha avuto un ruolo molto importante nella formazione della Repubblica islamica, nonostante tutto è stato escluso. Come valuta questa decisione?

Hassan Shariatmadari:
“Da un lato, la sua eslusione è in sostanza una sorta di bocciatura della Rivoluzione islamica in cui lui ha avuto un ruolo fondamentale. Fino al secondo mandato come presidente è stato uno dei massimi leader del regime. Dopo ha ricoperto incarichi importanti, come Guida della Consiglio degli esperti. Tutte posizioni rilevanti della repubblica. L’esclusione sembra sia dovuta alla volontà di Khamenei, probabilmente, ha paura che la sua sfera di potere e di influenza si stia ridimensionando, non riesca più a raggiungere i poteri forti, da qui il suo tentativo di recidere i rami, per lui, secchi, che rappresentano un impedimento”.

-Alcune personalità politiche, la stessa figlia dell’ Ayatollah Khomeini, ha chiesto un intervento, addirittura un decreto per consentire a RAfsanjani di correre per le presidenziali. Pensa che questi interventi possano avere un effetto positivo?

“Le probabilità sono minime, ma se anche Rafsanjani alla fine potesse presentarsi, lo dovrebbe a Khamenei, cui si sentirebbe politicamente indebitato e a cui dovrebbe rendere conto. Le politiche di Khamenei sono state sempre contrarie a un’apertura all’Occidente sul nucleare per esempio, e ha reso difficile la cooperazione in vista delal soluzione dei problemi del Paese”.

-Anche Esfandiar Rahim-Mashaee è stato escluso. LA sua esclusione era più prevedibile?

“Secondo me, Rahim Mashaee non aveva molte chances. Si pensava che Ahmadinejad, Rahim Mashaee e i suoi sostenitori potessere mobilitare la società, rivelando informazioni confidenziali se ques’ultimo fosse stato escluso. Minacce che tutt’ora persistono ma a quanto ne sappiamo, il Consiglio dei Guardiani ha deciso di correre il rischio.
Sapremo fra qualche giorno se la decisone è stata presa da Khamenei. Si pensa che sia così, sembra che l’abbia fatto per evitare una sorta di coabitazione con MAshee che rischiava di prolungarsi per due mandati.
Preferisce avere un regime monolitico. Chiunque sarà il presidente, avrà gli stessi problemi con la guida suprema” .

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