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Cannes: la tragedia dei migranti nella 'Quinzaine des réalisateurs'

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Cannes: la tragedia dei migranti nella 'Quinzaine des réalisateurs'

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Spulciando fra le sezioni del Festival di Cannes, si possono scoprire interessanti giovani autori. Uno dei migliori territori di caccia, da oltre quarant’anni, è la ‘Quinzaine des réalisateurs’, prima vetrina per tanti grandi maestri.

Il regista svizzero di origini iraniane Kaveh Bakhtiari è uno di questi nuovi talenti. A Cannes presenta un documentario sull’immigrazione clandestina in Grecia. In ‘Stop over’, Lo scalo, Bakhtiari incontra sei uomini provenienti dall’Iran e una donna armena. Tutti avevano sperato di fare della Grecia una semplice tappa di transito verso altri paesi europei, invece si sono ritrovati bloccati ad Atene, sotto la minaccia costante dei trafficanti e della polizia:

“Il film lo abbiamo fatto in fretta – dice l’autore – E penso che il mio istinto di regista di fiction mi abbia aiutato. Ho raccontato la storia focalizzandomi sui protagonisti, non faccio vedere nulla della Grecia, mi focalizzo sulle persone. Ed è forse questo aspetto che mi ha permesso di ritrovarmi qui a Cannes”.

Uno dei protagonisti è un sedicenne che racconta di essere stato ammanettato dalla polizia a una panchina per 2 giorni. Lo hanno trattato come un assassino, dice, ma lui voleva solo andare a raggiungere i genitori in Norvegia. È un reato? si domanda, gli europei non sono anche loro degli esseri umani?

Il documentario pone molti interrogativi, anche allo stesso regista:

“A un certo punto, durante le riprese, qualcuno mi ha chiesto: e tu, se fossi nella mia situazione, emigreresti? La domanda mi ha sorpreso ed è stato difficile rispondere. Alla fine ho detto che il giorno in cui più nessuno busserà alla porta del mio paese vorrà dire che sarà arrivato il momento per me di migrare. Del resto basta guardare la Grecia adesso, i greci emigrano, ci sono spagnoli che emigrano, i portoghesi se ne vanno in Brasile, il movimento si è già invertito”.

Il nostro inviato Wolfgang Spindler:

“Un documentario impegnato che mostra come possa essere crudele il destino di chi non ha il passaporto giusto per essere ben accolto in Europa”.