ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Elusione fiscale, Apple contrattacca. Cook: serve riforma

Lettura in corso:

Elusione fiscale, Apple contrattacca. Cook: serve riforma

Dimensioni di testo Aa Aa

“Siamo orgogliosi di essere un’azienda americana e siamo egualmente orgogliosi dei nostri contributi all’economia americana”: a parlare è l’amministratore delegato di Apple, Tim Cook.

Questa volta, però, il palcoscenico non è la presentazione di una nuova versione dell’iPhone: l’uomo ha appena giurato nell’aula del Senato dove si riunisce la commissione che indaga sulle presunte irregolarità fiscali del gigante.

“Noi raccomandiamo una drammatica semplificazione della legislazione sulle tasse aziendali”, ha dichiarato Cook. “Questa riforma dovrebbe essere lineare, eliminare tutte le spese per le imposte sulle società, abbassare le aliquote sui redditi delle società e implementare una tassa ragionevole sui guadagni all’estero che permetta ai capitali di rientrare liberamente negli Stati Uniti”.

La migliore difesa è dunque l’attacco per il successore di Steve Jobs, convocato dopo che il rapporto della commissione aveva accusato Cupertino di eludere il fisco.

Settantaquattro miliardi di dollari: sono i profitti generati all’estero che Apple avrebbe nascosto all’agenzia delle entrate americana in tre anni trasferendoli in Irlanda, Paese dove l’azienda ha il proprio quartier generale europeo.

Non solo Cupertino avrebbe beneficiato di un’aliquota già di per sè più bassa che negli Stati Uniti, il 12%. Ma, secondo il rapporto, ne avrebbe addirittura negoziata un’altra con Dublino sotto il 2% tramite l’uso di filiali non fiscalmente residenti.