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Tunisia, la protesta dei salafiti sfocia in scontri violenti
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L’ira dei salafiti dilaga in Tunisia. Un primo bilancio parla di diversi feriti e un morto, un militante 27enne rimasto ucciso negli scontri con le Forze dell’ordine ad Ettadamen, un sobborgo tra i più poveri di Tunisi.

All’origine delle rivolte c‘è il divieto del governo di tenere il congresso del movimento Ansar al Sharia considerato una “minaccia”. Un “no” che ha fatto insorgere l’organizzazione estremista collegata ad al-Qaeda.

Violenti proteste anche a Kairouan, nel centro del Paese, dove era previsto il raduno. Undicimila gli agenti schierati che hanno sparato lacrimogeni per disperdere centinaia di manifestanti che lanciavano sassi. “Non abbiamo bisogno di un Califfato come sostengono i salafiti” – si lamenta un residente di Kairouan – “ma di vivere sicuri. Vogliamo stabilità in tutto il mondo arabo.”

“Siamo qui affinché la smettano” – dice Mohamed Ali Labidi, capo della Polizia. “Siamo organizzati per rimanere anche un mese, se fosse necessario. Non c‘è altro modo per far rispettare la legge.”

Arrestato dalle autorità tunisine il portavoce del gruppo salafita, Seifeddine Rais. A Kairouan è finita in manette anche Amina Tyler. L’attivista di Femen, che difende apparendo a seno nudo i diritti delle donne, ha sfidato i salafiti davanti alla moschea nella quale si erano asserragliati.

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