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Libano, l'impatto economico della crisi siriana

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Libano, l'impatto economico della crisi siriana

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Cosa succede all’economia quando in una piccola nazione di quattro milioni di abitanti si riversano mezzo milione di rifugiati? È la domanda che, dallo scoppio della crisi Siriana nel marzo del 2011, tiene banco nel vicino Libano.

Un disastro, sostiene il ministero dell’energia: il consumo di elettricità si è impennato, contribuendo ai già frequenti blackout nel Paese. Anche tra la popolazione libanese si registra un certo malcontento: i prezzi degli alimentari e nel settore immobiliare sono saliti, mentre i salari sono scesi per l’arrivo di manodopera a basso costo.

Per Ahmed Naasrani, siriano originario di Homs, è stata però un’occasione per reinventarsi come imprenditore all’estero: “Come per ogni altro investitore in Libano, non ci sono difficoltà. Stiamo lavorando per avere la licenza e finora non abbiamo affrontato difficoltà. I miei dipendenti? Sono tutti siriani”.

L’aumento dei prezzi è un problema per un Paese già con alti livelli di inflazione: quest’anno è prevista al 6,7%.

Ma, tra gli studiosi, c‘è chi sottolinea i vantaggi: i profughi creano mercato in aree rurali poco sviluppate e mantengono alta la domanda di beni e servizi.

Aspetto importante considerate le non entusiasmanti previsioni di crescita del Pil: per il Fondo monetario internazionale quest’anno l’economia libanese dovrebbe fermarsi al +2%.

Insomma, la presenza dei siriani è un fardello per qualcuno e una risorsa anche economica per altri. Per approfondire questi aspetti Euronews ha parlato con Georges Corm, economista ed ex ministro delle finanze libanese.

Euronews: “A suo avviso, che conseguenze ha l’afflusso di rifugiati siriani sull’economia libanese?”

Georges Corm: “Ci sono due punti di vista principali in Libano. Il primo è economico. Ritiene che il flusso di rifugiati, in particolare quelli ricchi, stimoli il mercato e l’economia in particolare il settore immobiliare. L’altro punto di vista invece è piuttosto di tipo politico e sociale Ci si chiede che flussi il Libano sia capace di sopportare ed assorbire. Dietro c‘è il timore che la percentuale di libanese sul numero totale di abitanti si possa assottigliare”.

Euronews: “Quali sono gli effetti dell’aumento degli investimenti e della mano d’opera siriana sull’economia libanese?”

Georges Corm: “Gli operai siriani in particolare quelli del settore dell’edilizia hanno portato con sé la famiglia e hanno registrato i figli come rifugiati. Questa mano d’opera è un elemento chiave del sistema economico libanese”.

Euronews: “L’afflusso di rifugiati ha un impatto negativo sul settore turistico?”

Georges Corm: “Assolutamente no. A Beirut o in certe regioni turistiche per esempio c‘è un’offerta di stanze ammobiliate in affitto e la clientela è composta da rifugiati che hanno rimpiazzato i turisti facoltosi dei paesi del Golfo”.

Euronews: “C‘è chi dice che il governo libanese non è in grado di controllare l’economia e i prezzi. Lei come percepisce questo vuoto?”

Georges Corm: “E’ un fallimento che ormai si è cronicizzato. Il governo aveva chiesto aiuto agli attori internazionali e arabi perchè l’aiutassero ad accogliere i rifugiati ma sembrerebbe non aver avuto risposta”.