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Strage di Casablanca, marocchini chiedono ancora verità

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Strage di Casablanca, marocchini chiedono ancora verità

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Dieci anni dopo l’attentato più grave nella storia del Marocco, a Casablanca si manifesta ancora per chiedere giustizia.

45 le vittime dell’attacco – senza colpevoli, né movente – nel maggio 2003.

Il fantasma del terrorismo non fornisce spiegazioni sufficienti ai marocchini che guardano alle cause: povertà ed emarginazione.

“Viviamo ancora nel dolore – racconta un sopravvissuto, Mohammed Karam – chiediamo a tutti i musulmani del Marocco di diventare un modello per il mondo arabo e musulmano e di non cedere al terrorismo”.

Nella capitale Rabat, sono i salafiti a chiedere giustizia. Parlano di repressione ingiustificata contro la parte più povera della popolazione e chiedono la liberazione degli islamisti detenuti:

“Abbiamo organizzato questo sit-in per chiedere la verità sulle esplosioni del 16 maggio 2003 a Casablanca – spiega Anas el Halaoui, organizzatore della protesta – Dieci anni dopo, ancora non ne conosciamo le cause, mentre migliaia di islamisti sono stati torturati e imprigionati. Tutto questo senza che si sia mai saputa la verità sul vero movente degli attacchi”.

Un Hotel, un ristorante italiano, un centro della comunità ebraica gli obiettivi dei giovani terroristi cresciuti nel quartiere ghetto di Sidi Moumen, dove manca anche l’acqua corrente. Estremismo e povertà, in Marocco, hanno lo stesso comun denominatore.