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Manipolazione prezzi del petrolio, giganti dell'energia nel mirino dell'UE

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Manipolazione prezzi del petrolio, giganti dell'energia nel mirino dell'UE

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Manipolare indici di riferimento potrebbe non essere più un’esclusiva del settore finanziario: dopo lo scandalo del Libor – il tasso di interesse interbancario – un nuovo terremoto rischia di colpire, questa volta, il settore energetico.

Martedì sono scattate perquisizioni negli uffici di giganti del petrolio come l’olandese Shell, la britannica British Petroleum e la norvegese Statoil.

Sotto la lente delle autorità antitrust europee l’ipotesi di collusione: le multinazionali si sarebbero accordate per fornire dati falsi a Platts, una delle principali agenzie che fissano i prezzi delle materie prime, anch’essa interessata dalle perquisizioni.

“Anche minuscole distorsioni nella valutazione dei prezzi possono avere un impatto enorme sul costo del greggio, sui prodotti raffinati e su acquisti e vendite di biocarburanti”, commenta il portavoce della Commissione Europea Antoine Colombani. “Con un potenziale danno per i consumatori finali”.

Giù nell’agosto dello scorso anno un altro gigante del settore, la francese Total, aveva fatto notare alle autorità regolatorie alcune incongruenze tra prezzi ufficiali pubblicati ed effettive dinamiche di mercato osservate.

Se provate, queste accuse dimostrerebbero l’esistenza di un vero e proprio cartello segreto: i prezzi, infatti, non sono basati su stime dei diretti interessati (le banche nel caso del Libor), ma vengono calcolati su transazioni reali certificate da organismi indipendenti.

La punizione, in termini economici, potrebbe essere molto salata: fino al 10% del fatturato. Nel caso dei giganti del petrolio, parliamo di decine di miliardi di euro.