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Eurozona ancora in recessione nel 2013. Trichet: "Serve fiducia"

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Eurozona ancora in recessione nel 2013. Trichet: "Serve fiducia"

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L’eurozona è impantanata nella crisi più lunga dalla nascita dell’euro. Sono i dati Eurostat per il primo trimestre a confermarlo, dipingendo al contempo un quadro molto frastagliato al suo interno.

C‘è la Germania che, con un flebile +0,1%, ha schivato la recessione tecnica dopo il -0,7% di fine 2012. C‘è la Francia che, invece, l’ha presa in pieno con un altro calo del 0,2%. E infine c‘è l’Italia, in contrazione per il settimo trimestre consecutivo.

In aggregato il Prodotto interno lordo di Eurolandia ha ceduto lo 0,2%. Un rallentamento, certo, rispetto allo 0,6% tra ottobre e dicembre dell’anno scorso. Ma segna comunque il sesto trimestre consecutivo in territorio negativo.

“La situazione rimane difficile”, commenta ai microfoni di Euronews Jean Claude Trichet, ex presidente della Banca centrale europea. “Sento, però, che siamo vicini al momento in cui tornerà la fiducia. Ma che cos‘è la crescita, davvero? E’ la tranquillità dei consumatori, degli investitori e, soprattutto, dei risparmiatori. Queste sono le cose che ci faranno tornare a crescere”.

Alle parole dell’economista fanno eco quelle della maggioranza dei suoi colleghi, i quali sono concordi nell’indicare gli ultimi dati come il colpo di coda del declino economico. Le previsioni dell’eurozona sono per una stagnazione in questo trimestre ,seguita da un leggero +0,2% nei prossimi due.

Il ritorno alla normalità nel 2015? Questa è decisamente un’altra storia, in particolare a causa delle politiche di austerity che hanno fatto schizzare i livelli di disoccupazione. I dati Ocse confermano il tasso al 12,1% nell’eurozona, che sale al 24% se si guarda ai giovani sotto i 25 anni.

Gli occhi, presto, potrebbero essere di nuovo puntati sull’Eurotower: all’ultimo vertice il successore di Trichet, l’attuale presidente della Bce Mario Draghi, ha tagliato il costo del denaro al record minimo dello 0,5%, aggiungendo di essere pronto a fare anche di più.

Ed è proprio questa la domanda sulla bocca di tutti: in che cosa consiste questo “di più”?