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Tensioni dentro e fuori la Turchia dopo l'attentato al confine siriano

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Tensioni dentro e fuori la Turchia dopo l'attentato al confine siriano

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Manifestazioni anti governative in Turchia, dopo l’esplosione, sabato, di due autobombe che hanno ucciso una cinquantina di persone a Reyhanli, alla frontiera con la Siria, e incendiato ulteriormente i rapporti con il paese vicino.

Per i residenti, Ankara è responsabile dello sconfinamento della crisi siriana anche per la sua politica di appoggio ai rifugiati.

“Non sappiamo perché tutto questo sta accadendo, sta succedendo a causa dei siriani?” chiede un manifestante turco, “I nostri fratelli sono stati uccisi e sepolti ieri”.

Molti temono che i campi profughi, qui allestiti per circa 25 mila siriani, siano in realtà basi arretrate dei ribelli.

Per il premier turco, dietro l’attentato ci sono piuttosto le milizie di Bashar al-Assad.

“Ci sono speculazioni, provocazioni sui rifugiati”, ha commentato il primo ministro turco, Tayyp Erdogan, “ma queste esplosioni non sono legate all’opposizione siriana”.

Nove turchi, presunti simpatizzanti del regime siriano, sono già stati arrestati.

Damasco nega ogni coinvolgimento e a sua volta accusa la Turchia di fabbricare prove per giustificare un intervento e vanificare così gli sforzi congiunti di Russia e Stati Uniti per una soluzione politica.