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Mini-pacemaker per tutti. Piccolo è bello (ed economico)
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Più piccolo, meno invasivo e più facile da impiantare: è il pacemaker del futuro a cui si lavora dietro alle pareti della Medtronic Company.

Siamo a Tolochenaz, paesino di poco più di 1.600 anime, affacciato sul lago di Ginevra. Qui la parola d’ordine è “miniaturizzare”. Ridurre le dimensioni, per tagliare i costi e democratizzare l’accesso alle cure.

Emblema di questa rivoluzione del “piccolo è bello” sono le aspettative riposte nei pacemakers del futuro: di 20 volte più piccoli di quelli delle origini, gli apparecchi di domani promettono dimensioni pari a quelle di una pastiglia e impianti meno invasivi e di più facile realizzazione, anche per i paesi dotati di infrastrutture più povere.

“Su un normale pace-maker – mostra Patrick Rosset, direttore dell’unità di produzione francese -, c‘è una connessione che permette di collegarlo al cuore attraverso una sonda. Domani, con un pace-maker miniaturizzato, potremo applicarlo direttamente nel cuore, senza bisogno di alcuna sonda. E sarà molto più piccolo”.

Una rivoluzione anche in termini di ricerca. La caccia a dimensioni sempre più piccole impone infatti lo stravolgimento dell’intera catena di produzione.

“L’imperativo è ridurre le dimensioni – prosegue Rosset -. La batteria all’interno di questo apparecchio è per esempio dieci volte più piccola di quelle usate oggi. Immaginate quindi la sfida per i nostri ingegneri”.

Primo obiettivo affidato ai micro-pacemaker di nuova generazione è archiviare le complesse procedure di impianto. Laboriose operazioni che verrebbero spazzate via insieme ai loro elevatissimi costi, conducendo l’apparecchio al cuore attraverso un catetere, inserito nell’arteria femorale.

Procedure più semplici ed economiche, assicurano i ricercatori, che by-passando l’intervento chirurgico, fra cinque anni al massimo democratizzeranno l’accesso ai pacemaker anche nei paesi in via di sviluppo.

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