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Bulgaria al voto, rischio ingovernabilità

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Bulgaria al voto, rischio ingovernabilità

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Al voto il Paese più povero dell’Unione Europea, afflitto da corruzione, disoccupazione e anche un’inflazione galoppante che sta mettendo in ginocchio la cittadinanza.

Le elezioni rischiano di tradursi in uno stallo. È probabile che nessuno dei due principali partiti ottenga un successo abbastanza largo da formare un governo in autonomia.

Ipotesi non certo auspicata dal presidente, l’ex conservatore Rosen Plevneliev

Alle urne si arriva dopo il governo di transizione di Marin Raykov, che a sua volta ha lasciato il partito di maggioranza e potrebbe rimanere in carica per gli affari correnti se non nascerà un nuovo esecutivo.

Gli ultimi sondaggi davano i socialisti di Serghiei Stanishev, comunque, in ritardo, anche se in recupero da quando, a febbraio, l’ex primo ministro Boyko Borissov si è dimesso in seguito alle pressioni della piazza.

Tra i motivi alla base delle proteste lo schizzare dei prezzi dell’energia elettrica. Ma il malcostume della politica appare il principale problema: 350 mila schede elettorali illegali sono state rinvenute nella tipografia di un consigliere municipale dei conservatori, che respingono ogni accusa.

In Bulgaria, il 12% della popolazione dichiara apertamente, nonostante sia un reato perseguibile con il carcere, di voler vendere il proprio voto.

Sulle schede gli elettori bulgari trovano ben 38 partiti. Ma, oltre ai conservatori del partito Gerb e ai socialisti, solo altri due dovrebbero superare la soglia del 4% necessaria per partecipare alla ripartizione dei 240 seggi: il partito della minoranza turca (Movimento per diritti e libertà, Dps), accreditato di un 13%, e il partito nazionalista Ataka dato al 9 per cento.