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Giappone, yen ai minimi storici sul dollaro

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Giappone, yen ai minimi storici sul dollaro

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Se la primavera è simbolo di rinascita, il Giappone si affaccia su quella che si potrebbe definire una “primavera economica”. Merito delle politiche di allentamento monetario del governo di Shinzo Abe, i cui effetti svalutativi stanno cominciando a farsi sentire: da questo venerdì per avere una banconota da un dollaro servono 100 yen. Un cambio del genere non si vedeva dal 2009.

Il ministro delle finanze Amari smentisce però che si tratti di un effetto voluto: “Né il governo né la banca centrale giapponese hanno in alcun modo intenzione di impegnarsi in attività di manipolazione della valuta”, ha dichiarato. “Il nostro unico scopo è fermare la spirale negativa causata dalla deflazione, rivitalizzare l’economia giapponese e quindi contribuire alla crescita dell’economia mondiale.”

Lanciate a novembre, le misure per rilanciare l’economia sono già state ribattezzate “Abenomics” in onore del primo ministro giapponese. Obiettivo: invertire la dinamica della deflazione, il costante calo dei prezzi che da anni affossa la crescita. La banca centrale Giapponese ha fissato il target di inflazione al 2% in due anni, lanciando un imponente programma di immissione di liquidità.

Risultato: lo yen ha perso il 25% sul dollaro, rendendo più competitive le merci giapponesi all’estero e pompando i profitti nelle ultime trimestrali aziendali. Una dinamica festeggiata anche dai listini della borsa di Tokyo: il Nikkei negli ultimi giorni continua a macinare record.

Ma l’arma è a doppio taglio, avvertono gli esperti. Gli esportatori saranno pure avvantaggiati; lo Stato che deve importare gas e petrolio, in particolare dopo il disastro di Fukushima, un po’ meno.