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Armi chimiche in Siria, "linea rossa superata, ma mancano prove"

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Armi chimiche in Siria, "linea rossa superata, ma mancano prove"

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“La Siria ha oltrepassato la linea rossa? – è la domanda che Damien da Parigi ha rivolto alla redazione di Utalk – Sono state utilizzate armi chimiche per combattere i ribelli? Questo non rende necessario un intervento armato da parte degli Stati Uniti?”

“Effettivamente sembra che nel dicembre 2012 il regime siriano abbia utilizzato gas sarin contro la roccaforte ribelle di Homs – sostiene Fabrice Balanche, docente presso l’Università di Lione e direttore del gruppo di ricerca e studi sul Mediterraneo – Ma mancano le prove”.

“Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sostengono di avere le prove riguardo l’utilizzo di armi chimiche da parte del governo siriano, ma ricordiamo che avevano già utilizzato la stessa scusa per intervenire in Iraq nel 2003 – aggiunge il professor Balanche – Così oggi è difficile credere a queste accuse, specialmente dopo il mea culpa sull’intervento in Iraq”.

“La novità di questi giorni è che potrebbero essere stati proprio i ribelli ad utilizzare armi chimiche contro l’esercito di Assad – prosegue il direttore del gruppo di ricerca e studi sul Mediterraneo – Il 5 maggio scorso, Carla Del Ponte, membro della commissione indipendente delle Nazioni Unite sulle violenza commesse in Siria, ha sostenuto di avere testimonianze dell’uso di armi chimiche non da parte del governo, ma da parte dei ribelli, che a quanto pare le hanno usate contro l’esercito siriano, soprattutto vicino Aleppo nel marzo del 2013. Ma non ci sono prove, bisogna stare molto attenti con queste affermazioni”.

“Sono due le strade che potrebbero portare ad un intervento degli Stati Uniti in Siria: attraverso il sostegno delle Nazioni Unite, ma questo richiederebbe la rimozione del veto da parte di Russia e Cina, o unilateralmente, come hanno fatto in Iraq nel 2003 – aggiunge Fabrice Balanche – Ma, naturalmente, questo scatenerebbe una grave crisi internazionale”.

“Gli Stati Uniti vogliono davvero intervenire in Siria? Per Barack Obama, il Medio Oriente non è una priorità. L’Asia è la sua priorità. Tuttavia, ci sono due priorità nella regione: la prima è la difesa delle riserve di petrolio nel Golfo e l’altro è la sicurezza di Israele. E se la sicurezza di Israele è minacciata da quello che sta succedendo in Siria, allora gli Stati Uniti potrebbero intervenire. Come? Con incursioni aeree piuttosto che con le truppe di terra. Ma la domanda è: sarebbe sufficiente a rovesciare il regime siriano? – conclude il docente francese – I raid israeliani sulla regione di Damasco, lo scorso 5 maggio, potrebbero rappresentare, in futuro, il modello di un’offensiva israelo-americana contro contro il regime siriano”.

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