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Portogallo e Grecia, la disoccupazione tocca livelli record

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Portogallo e Grecia, la disoccupazione tocca livelli record

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Lisbona e Atene. Due capitali alle periferie opposte dell’Unione europea eppure accomunate da un dramma che le rende molto vicine: la disoccupazione esplosa in seguito al salvataggio delle rispettive economie.

Nonostante il recente ritorno sui mercati del debito, il Portogallo ha da poco pubblicato le statistiche del mercato del lavoro nel primo trimestre. È nuovo bagno di sangue: il tasso di disoccupazione è salito al livello record del 17,7%. Situazione anche peggiore se si guarda ai giovani tra i 14 e i 25 anni: due su cinque sono senza lavoro.

E se i record negativi sono ormai all’ordine del giorno, a preoccupare è la velocità con cui evaporano le buste paga: il numero di disoccupati è salito a 952 mila, quasi 133 mila in più rispetto all’anno scorso.

Anche le prospettive, purtroppo, non sono positive: il governo ha appena presentato un piano per tagliare 30 mila impiegati nella pubblica amministrazione, una delle tante misure imposte dal salvataggio.

Quando la cura è peggiore della malattia, si potrebbe dire. Ebbene, ad Atene la degenerazione è ad uno stadio persino più avanzato: la Grecia è al suo sesto anno consecutivo di recessione, strozzata dall’aumento delle tasse e dai tagli alla spesa imposti dai creditori internazionali.

A febbraio il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 27% ma ancora una volta sono i giovani che stanno pagando il prezzo più alto: per loro il dato arriva al 64,2%. Siamo ormai, praticamente, a due ragazzi su tre.

Nel caso greco il tracollo è stato anche più rapido: i senza-lavoro sono triplicati dal 2009 e la disoccupazione giovanile è aumentata di dieci punti percentuali in un solo anno.

La mancanza di impiego e i bassi stipendi (il governo greco ha appena tagliato il salario minimo per i giovani) stanno creando un nuovo flusso migratorio all’interno dell’Europa. Destinazione privilegiata è la solida Germania, con il numero di immigrati da Portogallo e Grecia che nel 2012 è salito, in entrambi i casi, del 43%.