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Gran Bretagna, cresce la protesta contro i paradisi fiscali

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Gran Bretagna, cresce la protesta contro i paradisi fiscali

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È una protesta alquanto singolare quella che va in scena fuori dal dicastero del Tesoro britannico: un finto George Osborne, ministro delle finanze, legge beatamente il Financial Times ignorando il grosso problema o, come dicono gli inglesi, “l’elefante nella stanza”.

E, cioè, quello delle multinazionali che eludono il fisco approfittando dei paradisi fiscali battenti bandiera britannica.

“Un sacco di gente qui nel Regno Unito e in tutto il mondo ne ha abbastanza dell’elusione fiscale”, sostiene Melanie Ward. “Ne hanno abbastanza di un sistema in cui i ricchi e potenti giocano secondo regole differenti rispetto agli altri. Ed è ora che George Osborne recepisca il messaggio e rimetta in riga i rifugi fiscali britannici”.

La donna è portavoce del movimento “Enough Food For Everyone If….”, che protesta contro l’arricchimento dei paradisi fiscali come le isole Cayman a discapito dei Paesi poveri.

Bersaglio primario, insieme a George Osborne, è anche David Cameron. Il premier britannico ha parlato dal palco della Global Investment Conference: dobbiamo fare di tutto per continuare ad attrarre investimenti, ha detto.

Ma l’elefante nella stanza è ancora là e i manifestanti chiedono che un accordo multilaterale per risolvere il problema diventi il punto numero uno sulla scaletta del prossimo G7.