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Moscovici a Berlino per rinsaldare l’asse franco-tedesco

Parigi da una parte, Berlino dall’altra. Dopo i numerosi scricchiolii nell’asse fondante dell’Unione europea per i due Paesi è arrivato il momento di ritrovarsi davanti a un “Maggiolino” e a una “Due Cavalli”, auto simbolo delle rispettive economie, e riflettere su come ripartire insieme.

L’occasione è fornita dal venticinquesimo anniversario del Consiglio economico e finanziario franco-tedesco. Il tema è quello che oggi divide l’Europa: l’austerità da una parte, la crescita dall’altra.

Imprescindibile, secondo ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble, la ricerca di una quadra tra le due posizioni: “L’Europa non si riduce soltanto a noi ma senza Francia e Germania, e senza una stretta cooperazione, non funziona nulla nel continente”, afferma. “E’ stato questo l’inizio dell’unificazione europea ed è il prerequisito continuare nella giusta direzione. E se in alcune aree abbiamo opinioni diverse, possiamo imparare e beneficiare gli uni degli altri”.

D’accordo il collega francese Pierre Moscovici. Anche se Bruxelles ha annunciato che le concederà più tempo per far rientrare il deficit sotto la soglia del 3%, Parigi è decisa a continuare sulla strada delle riforme.

“La Francia, è vero, è un Paese che oggi pensa di non aver bisogno dell’austerity”, dice. “Ma è un Paese serio che conduce una politica credibile. Non rinunceremo a conti in ordine. Questa è una promessa che faccio qui a Berlino e che sarà mantenuta. Ve lo assicuro”.

I tedeschi in quanto a credibilità non sono secondi a nessuno: mantenendo basso il costo del lavoro e mettendo un freno alla spesa pubblica hanno sviluppato un’economia competitiva basata sulle esportazioni e mantenuto la disoccupazione al 5,4%.

Meno della metà di quell’11% che affligge la Francia. La quale, in questi ultimi dieci anni, ha preferito focalizzarsi sul lato della domanda: grandi investimenti, nessun freno alla crescita dei salari e costi di produzione diventati col tempo molto alti.

A Parigi l’austerity comincia a stare stretta, però, e ora scalpita per riaprire i cordoni della borsa. Per i due Paesi è davvero un test di tolleranza reciproca.

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