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Il conflitto in Siria si internazionalizza
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In che modo i raid israeliani possono cambiare il conflitto siriano?

È la domanda che si pongono in queste gli osservatori. Malgrado la situazione resti opaca, na cosa pare certa: il conflitto è uscito fuori dai confini siriani.

Negli ultimi decenni il confine tra Siria e Israele è rimasto relativamente tranquillo, anche se da un punto di vista tecnico i due Paesi sono ufficialmente in guerra da quando, nel 1967,Tel Aviv occupò le alture del Golan.

Con il conflitto in Siria, in Israele sono aumentati i i motivi di timore. Due le alternative che si prospettano a tel Aviv, perdere un nemico, nemico fidato come lo è la Siria o o indebolire l’asse del male, che comprende gli sciiti di Hezbollah, Siria e Iran.

Ufficialmente i raid di Israele sono finalizzati a intercettare e distruggere le armi provenienti dall’Iran e destinate a Hezbollah. Transito che Damasco consente da anni, l’indebolimento del regime rappresenta per Israele un’occasione per porvi fine.

Questa almeno la versione ufficiale.

Alon Liel, analista politico israeliano:

“Se questi attacchi fossero interpretati come un intervento diretto nella guerra civile, per Israele sarebbe un problema”.

Prima ancora che si verificasse l’attacco israeliano, il leader di Hezbollah dichiarava “ non si lasceremo un paese amico come la Siria cadere nelle mani del nemico sia che questi si chiami Israele sia che si chiamino Stati Uniti”.

L’Iran rincarava la dose:

“L’Iran, alleato strategico della Siria potrebbe inviare truppe in Siria in caso di un attacco militare da parte di Israele. L’Iran ne ha le forze e gli strumenti”.

Il rischio che il conflitto si estenda a tutta la regione è più che reale.L’Onu, per voce dello stesso segretario generale Banki Moon, ha espresso le proprie preoccupazioni di fronte a questo scenario.

I raid israeliani hanno complicato la situazione, così come le dichiarazioni di Carla del Ponte che ha accusato i ribelli siriani di far uso di armi chimiche. Anche se queste dichiarazioni sono state smentite subito dopo dalla stessa commissione d’inchiesta dell’Onu.

Il dubbio resta così come il timore che la componente al quaideista abbia infiltrato le file dei ribelli.
Rendendo la Siria un vero rompicapo per le grandi potenze.

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