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Google Palestina: soddisfazione dell’ANP, Israele chiede di rivedere la scelta

La Palestina “virtuale” scatena presto dibattiti e polemiche. L’iniziativa di Google, che la settimana scorsa ha sostituito Palestina a Territori Palestinesi, nella tag line del dominio .ps, è accolta con soddisfazione a Ramallah, mentre Israele protesta ufficialmente.

“Suppongo che le persone interessate a visitare la Palestina, che vogliono conoscerla, quando cercano Palestina su Google non trovino informazioni. Per cui questa mossa può aiutarci”, dice un residente di Ramallah.

Per l’Anp è un contributo alla causa palestinese. “E’ importante perché apre le porte alle imprese, perché infrange le barriere della paura e dell’esitazione in questa zona, invita la Palestina in una cartina virtuale”, sostiene Sabri Saidem, consigliere del presidente dell’ANP Mahmoud Abbas ed ex ministro della Comunicazione e della Tecnologia dell’Autorità Palestinese.

Il ministero degli Esteri israeliano ha inviato una lettera a Google, chiedendogli di rivedere la scelta, perché può pregiudicare i negoziati di pace.
“Possono digitare su google ‘l’isola che non c‘è’, se vogliono, non c‘è problema”, afferma Yigal Palmor, portavoce del ministero degli Esteri israeliano. “Ma ci si chiede perché un’azienda privata online intenda occuparsi di politica internazionale e di diplomazia internazionale, facendolo inoltre su un tema controverso”.

L’idea di uno Stato Palestinese è al centro di una controversia tra ONU e Israele. Lo scorso novembre, infatti, l’Assemblea generale ha riconosciuto l’ANP come “Stato osservatore non membro”. I negoziati di pace sono fermi dal 2010, dalla moratoria degli insediamenti israeliani che ha spinto i palestinesi a ritirarsi.

www.google.ps

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