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L'austerity portoghese colpisce dipendenti pubblici e pensioni

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L'austerity portoghese colpisce dipendenti pubblici e pensioni

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Dipendenti statali e pensioni subiscono un nuovo duro colpo dalle misure di austerity approvate in Portogallo dal governo di Pedro Passos Coelho.

Fra i nuovi interventi del terzo pacchetto anti-crisi, anche incentivi a chi decide di non andare in pensione prima dei 66 anni e tagli pari al 10% della spesa pubblica entro la fine del 2014.

“Il governo prolunga l’età pensionabile. Poi, quando raggiungeremo l’età della pensione non ci saranno più soldi per nessuno, questa è la conclusione che abbiamo raggiunto – sostiene Anabela Suarez, commerciante al mercato Rebeira – Stiamo pagando le trattenute previdenziali, ma se fosse per me sceglierei di esserne esonerata, perché so che da ora in poi mancheranno i soldi per le pensioni di tutti”.

Gli interventi puntano a coprire il buco da 1,3 miliardi creatosi dopo la bocciatura della Corte costituzionale di parte della precedente manovra.

“Io sono contro queste misure – dice Rosa Cunha, pescivendola al mercato Ribeira – Risparmiare è necessario, ma il governo dovrebbe perseguire chi ha rubato in passato. Chi ha rubato è ancora qui, ma non viene colpito dalle misure di austerity. Si preferisce colpire le classi medie e quelle più basse come in una reazione a catena”.

Il governo conservatore prevede di risparmiare 4,8 miliardi di euro entro il 2015.

“La manovra finanziaria, solitamente, richiede un ampio consenso politico e sociale – aveva detto ieri il premier portoghese, Pedro Passos Coelho – Ma oggi quel consenso è ancora più importante perché è in gioco la nostra permanenza nell’euro e il rispetto dei nostri obblighi”.

In particolare, le misure prevedono un aumento da 35 a 40 delle ore di lavoro settimanali per i dipendenti pubblici, il cui numero dovrebbe essere ridotto di 30 mila unità in un Paese che ne conta 700mila.