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Libertà di stampa: reporter senza frontiere contro i "predatori"

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Libertà di stampa: reporter senza frontiere contro i "predatori"

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19 giornalisti uccisi nel 2013, 174 quelli arrestati. Nella ventesima Giornata mondiale per la libertà di stampa, reporter senza frontiere dedica la prima pagina ai predatori, quei capi di Stato e di governo che hanno trascinato i loro Paesi sul fondo della classifica mondiale della libertà di informare.

Corea del Nord, Russia, Iran, Cina e Siria, dove, denuncia Amnesty International, decine di blogger sono stati imprigionati dall’inizio della rivolta: “Quello che vediamo – spiega Christophe Deloire di reporter senza frontiere – è che anche i Paesi che promuovono la libertà di stampa, quando si tratta di loro alleati, non denunciano nulla”.

La ricerca della verità è un dovere e – ricorda l’Onu – esistono regimi dove regna un clima di impunità persistente, a causa del quale, negli ultimi dieci anni hanno perso la vita sul lavoro oltre 600 reporter.

“Oltre a coloro che pagano il prezzo più alto, centinaia di giornalisti sono stati arrestati – ha ricordato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon – Molti di essi restano per anni in prigione a seguito di prove simulate e accuse inventate, trettenuti in condizioni brutali. Io condanno questi tipi di attacchi e la repressione”.

Primi della classe, come al solito, Finlandia, Paesi Bassi e Norvegia. L’Italia è solo 57esima in classifica, dietro anche a Haiti, Moldavia e Ungheria. Recupera 18 posizioni il Myanmar che dopo 50 anni di censura ha fatto registrare il ritorno della stampa indipendente.