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Il muro israeliano aumenta le difficoltà dei contadini palestinesi

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Il muro israeliano aumenta le difficoltà dei contadini palestinesi

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Muri, trincee e porte elettroniche. Di tanto è composta la barriera che da oltre undici anni separa Israele dai territori palestinesi.

Settecentotrenta chilometri di tracciato controverso.
Una realtà consolidata ma difficile per la popolazione palestinese, colpita direttamente dallo sbarramento, come gli abitanti di Azzoun, nel nord della Cisgiordania.

“Ormai non riusciamo più a lavorare come prima – dice un contadino – Spesso i soldati israeliani arrivano per fare dei controlli, sia quando siamo nei campi per lavorare ma anche quando siamo a casa nostra ad aggiustare il tetto”.

Il muro oltre a creare una barriera di sicurezza per la maggior parte delle colonie israeliane della zona ha inglobato la quasi-totalità dei pozzi d’acqua.

“Il mio campo si trova a pochi metri da qui – racconta una contadina palestinese – I soldati non mi permettono di prendere l’acqua. Per avere l’autorizzazione prima dobbiamo chiamare. In passato potevo prenderla quando volevo. Ma ora siamo sotto il loro controllo”.

Israele ha rivendicato l’utilità della barriera sottolineando che gli attentati sono diminuiti. Ma anche a discapito dei diritti fondamentali dei cittadini palestinesi, ha precisato la Corte internazionale.

“Malgrado la sentenza della Corte internazionale di Giustizia – Mohammed Shaikhibrahim, inviato di euronews – che ha confermato l’illegittimità e la necessità di rimuovere il muro, Israele ha proseguito i lavori per garantire, a suo dire, la sicurezza. Il muro ha però ha inghiottito diversi terreni appartenenti ai palestinesi ed ha peggiorato la loro vita di tutti i giorni”.