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Bangladesh, stop operazioni di soccorso nell'area dell'edificio-fabbrica crollato

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Bangladesh, stop operazioni di soccorso nell'area dell'edificio-fabbrica crollato

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Entrano in azione le gru a Savar in Bangladesh, dove mercoledì il crollo di un palazzo-fabbrica ha provocato oltre 350 morti e migliaia di feriti. Fine alle operazioni di soccorso sotto lo sguardo attento del Primo Ministro Sheik Hasina. Rimane altissimo il numero dei dispersi, circa 400. Nell’edificio adibito a industria tessile lavoravano oltre 3.000 persone. Arrestati i proprietari e i manager dell’edificio, mentre è stato diramato un mandato di cattura per il socio spagnolo dell’immobile.

Nell’area invasa dalle macerie i familiari dei dispersi continuano a sperare. Ieri l’ultima sopravvissuta estratta dalle macerie è morta a causa del divampare di un incendio.

“Ho perso mia figlia” racconta una donna che ora si dispera: “Cosa ne sarà della nostra famiglia ora che se ne è andata? Era la sola ad avere lavoro, suo padre è malato”.

“Ero al terzo piano. Sono rimasta priva di coscienza per tre giorni all’interno del palazzo” racconta una ragazzina “mi hanno soccorsa e portata in ospedale. Quando mi sono svegliata mia madre non c’era. Stava lavorando nel palazzo insieme a me. E’ dispersa, se è morta voglio vedere il corpo. Spero sia ancora viva”.

A cinque giorni dal crollo, intanto, montano le polemiche sulla sicurezza delle centinaia di edifici-fabbrica presenti in Bangladesh come quello di Savar, che ospitava diversi reparti tessili cui erano appaltate consegne per note marche occidentali.