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Austerità, l'Europa vuole cambiare aria

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Austerità, l'Europa vuole cambiare aria

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Dal 2010 l’Europa è attraversata da un’ondata di malcotento popolare verso le misure d’austerità adottate da molti governi nazionali. Tagli e rigore hanno avuto i loro effetti peggiori sulle classi medie di Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro e Italia. Per la prima volta da oltre due anni governi centrali e istituzioni comunitarie iniziano a perdere fiducia nelle capacità dell’austherity.
Da Bruxelles sembrano arrivare i primi segnali di cambiamento. Il Presidente dell’esecutivo europeo Jose Barroso ha ammesso lunedì scorso i limiti dell’austerità.
Per l’Europa ora la sfida è rilanciare la crescita preservando il rigore sui bilanci.

Ma in Europa è emergenza occupazione. La percentuale dei non occupati supera ormai il 27% con picchi drammatici in Spagna e Grecia. 24% i disoccupati tra gli under 35.

Un totale di 19 milioni di senza lavoro soltanto nella zona euro. il 12% della popolazione attiva. Preoccupa anche il calo della domanda interna, diminuita di 226 miliardi rispetto ai livello del 2008, mentre si registra ovunque una diminuzione delle entrate. Tra i paesi della zona euro sono nove su diciassette quelli a non aver rispettato l’obiettivo del deficit al 3%. Se da Bruxelles arrivano le prime aperture è soprattutto verso Berlino che si deve guardare per sperare nell’ammorbidimento delle politiche d’austerità. La Germania, unico paese europeo a presentare un avanzo di bilancio, continua a difendere il suo ruolo di paladina del rigore.

Rivolto a Madrid, oltre sei milioni di disoccupati in Spagna, un tasso di disoccupazione del 27 percento, come in Grecia, Enrico Letta, incaricato di formare un governo in Italia, chiede la fine dell’austerità. Anche François Hollande deve fare i conti con la disoccupazione nel suo Paese. Anche lui vuole porre fine all’austerità. È la fine del rigore in Europa?

Intervista a Karl Aiginger, dell’Istituto austriaco per la Ricerca economica a Vienna

Poniamo la domanda al Professor Karl Aiginger dell’Istituto austriaco per la Ricerca economica a Vienna. Dall’aprile del 2012 coordina il progetto di ricerca “WWWforEurope”, un nuovo cammino di crescita per l’Europa.

Christoph Debets, euronews:

“Siamo alla fine dell’austerità europea?”

Karl Aiginger:

“Credo che sia la fine di una politica di austerità poco intelligente. Non deve però essere una licenza per sprecare. I tagli dovrebbero essere meno veloci, mentre le riforme dovrebbero essere accelerate, per il futuro. Questo porterebbe a una minore disoccupazione e riporterebbe l’Europa sul cammino della crescita”.

euronews:

“Possiamo parlare di inizio di una ‘Transfer Union?’”

Karl Aiginger:

“No, non lo è. Devo dire che la responsabilità principale di un cambiamento di rotta risiede negli Stati che devono risparmiare in modo deciso. Loro hanno commesso l’errore. Devono dire ai propri cittadini che vogliono risolvere il problema, che è un loro problema, e che non è l’Europa a imporre loro qualcosa. Devono risolvere il problema, e l’Europa li assiste”.

euronews:

“All’incontro delle casse di risparmio tedesche, Angela Merkel ha detto che i tassi di interesse sono troppo bassi per la Germania, ma troppo alti per l’Europa del sud. Vuole forse suggerire che l’Unione monetaria non può funzionare nel modo in cui è attualmente concepita?”

Karl Aiginger:

“Come succede sempre in ogni comunità, ci sono diversi gruppi con diverse esigenze. Ma non esiste un cammino unico. Non c‘è solo il tasso di interesse. Suggerirei alla Banca Centrale Europea di abbassare il tasso di interesse la prossima settimana. C‘è anche la possibilità di utilizzare i fondi strutturali. Nella componente attiva, nel campo degli investimenti non vi è abbastanza velocità, questo potrebbe creare posti di lavoro per i giovani disoccupati. Alcuni stipendi sono troppo alti, per questo alcuni giovani non riescono a trovare un lavoro. Questo non è un modello per la società che vogliamo, e non esiste in una comunità che mostra solidarietà. Di certo sarebbe meglio se nei Paesi del sud ci fossero maggiori fondi per gli investimenti. Si tratta della struttura della spesa, del bisogno di risolvere problemi e dell’atteggiamento dei governi che dovrebbero dire: ‘addottiamo misure di austerità non a causa dei malvagi mercati finanziari e della malvagia Signora Merkel, ma perché vogliamo un’industria competitiva e un turismo competitivo nel 2030”.

euronews:

“Dunque la malvagia signora Signora Merkel e la sua austerità hanno fallito?”

Karl Aiginger:

“La Germania ha percorso un cammino di successo con una drastica riduzione del deficit, ma sarebbe meglio, nel suo interesse, se avesse un tasso di crescita più elevato. Ci sarebbe bisogno di così tanti investimenti nella tecnologia ambientale, la Germania potrebbe diventare leader in questo campo. La Germania potrebbe investire nel settore sociale. La Germania non ha bisogno di un settore di stipendi bassi della portata attuale. La forbice tra stipendi bassi e alti si è allargata. C‘è parecchio da fare”.