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Thomas Hampson stellare in “Simon Boccanegra”

25/04/13 20:57 CET

Thomas Hampson stellare in “Simon Boccanegra”

A Vienna, città dell’arte e della musica per antonomasia, il “Simon Boccanegra” verdiano ha incantato la Konzerthaus, prestigiosa sala da concerto che, fra i tanti anniversari di questo 2013, festeggia i cento anni.

A dar voce al corsaro genovese che nel Trecento divenne doge quasi suo malgrado è il grande baritono lirico americano Thomas Hampson. “Secondo me, dice, l’essenza di quasi tutte le opere di Verdi è questa: il fatto che il protagonista sia diviso tra la sua immagine di successo con le relative responsabilità verso la società e la personale tragedia, il dilemma, in cui si dibatte.”

Prima alleato poi antagonista di Simone è il cortigiano Paolo, interpretato dal basso baritono Luca Pisaroni, tra l’altro cresciuto a Busseto, la città di Verdi.
“Questa è la prima opera di Verdi che io canto, e quindi sono di una felicità che è indescrivibile, perché io sono cresciuto ascoltando il mio grande concittadino; finora ho cantato Mozart, Rossini etc, e adesso che vedo Giuseppe Verdi sullo spartito finalmente dico ‘ecco, mi sento a casa!’.”

“Adoro essere il cattivo della situazione, continua Pisaroni, è un piacere perché puoi fare delle cose che normalmente non ti puoi permettere. Guardi lo spartito e dici ‘devo andare in situazioni e posti che normalmente non frequento’. Trovo che sia molto più terrificante un cattivo che è molto elegante, che non grida…”. “Che sorride”, interviene Thomas Hampson, collega, complice, amico e… suocero! “Avreste dovuto vedere l’Otello che ha fatto adesso al Met”, dice Luca. E Thomas si lancia in una serie di interpretazioni drammatico-farsesche solo pronunciando il nome “Cassio”.

In questa opera, sostiene il direttore d’orchestra Massimo Zanetti, “ci sono alcune delle pagine più straordinarie che Verdi abbia mai scritto. Nel Prologo c‘è questo senso della liquidità del suono che fa pensare a un notturno marino. Queste incredibili battute in mi maggiore sono una rivelazione, come se una finestra si aprisse, si respira, il mare si respira dall’inizio alla fine in quest’opera.”

“Va notato, dice Thomas Hampson discutendo dei messaggi di quest’opera, che Simone non sprona le parti in conflitto in nome della ragione ma dell’amore, dell’amore fraterno, ‘gridando amor’, dice; ‘perché non avere compassione l’uno per l’altro, perché non lavorare su ciò che ci accomuna lasciando fuori le differenze?’.”

Opera cupa, complessa, malinconica, tormentata, “Simone” è un dramma che la dice lunga anche sulle delusioni di Verdi uomo. “C‘è l’impossibilità di coniugare l’elemento individuo con l’elemento società, e forse anche qualcosa di più: l’inconciliabilità tra individuo e Storia. La Storia delude sempre, alla fine, Verdi.”

Per visionare altri segmenti non montati delle nostre interviste a Thomas Hampson, Luca Pisaroni e Massimo Zanetti, cliccate sul seguente link:
Bonus intervista Thomas Hampson, Luca Pisaroni e Massimo Zanetti

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