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Spagna, in pochi anni bruciati 4 milioni di posti di lavoro

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Spagna, in pochi anni bruciati 4 milioni di posti di lavoro

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Il 27,2%, quasi una persona su tre. Un tasso di disoccupazione così alto non lo si vedeva dal lontano 1976, l’anno dopo la morte di Francisco Franco e l’inizio della transizione verso la democrazia.

Un dato che arriva a conferma, ancora una volta, di quel baratro economico in cui la Spagna è sprofondata cinque anni fa. Anni luce di distanza dal periodo tra il 2002 e il 2005, quando Madrid contribuiva per oltre metà dei nuovi posti di lavoro creati nell’eurozona.

Nel 2007, all’apice del boom, la percentuale di senza-lavoro era del 7,9%. In meno di sei anni, con l’esplosione della bolla nel mercato immobiliare, sono sfumati oltre 4 milioni di posti di lavoro.

Una situazione che ha colpito in particolar modo la categoria dei giovani dai 14 ai 25 anni, nella quale una persona su due non ha un impiego.

“L’economia sta ancora annaspando”, dice Thomas Costerg, analista di Standard Chartered. “In particolare il settore immobiliare e quello delle costruzioni. I prezzi delle case sono ancora bassi, non risalgono. Il contrario di quello che succede negli Stati Uniti.”

Così, mentre sui mercati finanziari il sole è tornato a splendere, tanti ragazzi sono costretti a prendere il sole. La crisi e l’inverno rigido hanno colpito il settore del turismo. Le misure di austerity del governo hanno invece creato un’emorragia di posti di lavoro nel settore pubblico, in particolare a livello regionale.

Non si poteva fare altrimenti, erano le condizioni dettate dai creditori internazionali per salvare le banche spagnole. Le quali, oggi, vedono aumentare i prestiti non ripagati a causa della bancarotta di tante aziende.