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Iran, elezioni piene d'incognite

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Iran, elezioni piene d'incognite

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Ultimi giorni da Presidente per Mahmoud Ahmadinejad, che non ha voluto rinuciare alla parata militare organizzata in occasione nella giornata nazionale dell’esercito. Da otto anni, da quando cioè Ahmadinejad è in carica, è un importante momento di propaganda. Anche quest’anno Teheran ha alzato i toni su Israele.
La visita del Segretario di Stato Usa Chuck Hagel nella regione si è risolta con la firma di accordi tra gli Stati Uniti-Israele, ma anche tra gli Stati Uniti e Arabia Saudita ed Emirati arabi,i vicini scomodi dell’Iran. Nessun passo avanti, dunque nella retorica belligerante tra Iran, Israele e Stati Uniti, cosi come nei negoziati tra Teheran e l’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che dovrebbero riprendere il 15 maggio. Teheran va avanti con il suo programma nucleare. Di inizio aprile la notizia dell’inaugurazione di due nuove miniere d’uranio. Da qui il minerale estratto allo stato grezzo verrà lavorato fino a diventare un composto detto yellow cake, che trasformato in gas permetterà di recuperare l’uranio arricchito. Teheran, afferma ormai di essere in grado di controllare e gestire l’intera catena produttiva dell’energia nucleare. Non importa che l’Iran continui a ripetere che il programma di arricchimento dell’uranio è a fini civili e non militari, Stati Uniti e Europa continuano lungo la strada dell’inasprimento delle sanzioni L’embargo petrolifero e finanziario ha un costo alto per il paese che, negli ultimi mesi ha visto schizzare l’inflazione a oltre il 30% . Teheran, pero, non sembra disposta a invertire la rotta. O comunque non fino a quando Ahmadinejad resterà al potere. L’appuntamento elettorale di giugno, interdetto al Presidente uscente che ha già completato due mandati si svolge in uno dei momenti peggiori dell’economia iraniana. Dal risultato delle urne dipendono le scelte politiche di un’intera regione.

Lunedì a Ginevra, in Svizzera, si è aperta una conferenza per discutere del progresso del Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Al centro delle discussioni, come sempre, c‘è l’Iran. Durante la prima giornata, il capo della delegazione degli Stati Uniti, Thomas Countryman ha affermato che il programma nucleare iraniano rappresenta la minaccia principale alla credibilità del trattato.

Masoud Imani Kalesar, euronews:

“Come prima domanda ad Ali Bagheri, vice segretario del Consiglio di Sicurezza nazionale iraniano presente alla conferenza chiediamo questo: l’Iran ha firmato il trattato, perché, quindi, c‘è mancanza di fiducia da parte dell’Occidente e perché gli Stati Uniti sostengono che l’Iran rappresenta la principale minaccia alla credibilità del trattato?”

Ali Bagheri:

“Negli anni passati, alcuni Paesi occidentali hanno adottato un approccio non costruttivo e illogico che mostra quanto siano contrari a che il popolo iraniano tragga beneficio dai propri diritti, inclusi i diritti previsti dal Trattato di Non Proliferazione.

Le ispezioni dell’AIEA e anche altri mezzi utilizzati dall’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica negli impianti iraniani, così come la continua supervisione su queste attività non lasciano spazio a preoccupazioni sulle attività nucleari della Repubblica Islamica dell’Iran. È lo stesso rispetto ad altri Paesi impegnati in attività nucleari pacifiche sotto la supervisione dell’Agenzia”.

euronews:

“La politica e la diplomazia internazionale vengono descritte come un’arena per dare e ricevere. Ma come si può giustificare il prezzo economico e politico che l’Iran sta pagando a causa del programma di arricchimento dell’uranio e dell’embargo? Per esempio, in seguito all’attentato di Boston il Canada ha arrestato due persone che sostiene siano collegate a elementi di al Qaida in Iran”.

AB:

“Questa è esattamente la prova di questo approccio illogico e non costruttivo di alcuni di questi Paesi occidentali. Ricordo quando l’Unione europea stava per togliere l’MK, i Mujahedin del Popolo dalla lista dei gruppi terroristici. Quando stavamo cercando di dire ai funzionari dell’Unione europea che questo piccolo gruppo è un gruppo terroristico coinvolto in decine di crimini, ci hanno risposto palesemente che fino a quando non avremmo cooperato e fatto un passo indietro, avrebbero usato altri mezzi a disposizione contro di noi.

Abbiamo una lunga storia di atteggiamenti simili di alcuni Paesi europei nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran. Una delle ragioni del loro fallimento nel gestire questioni riguardanti l’Iran è la loro mancanza di conoscenza su questi argomenti e i loro errori di valutazione. Chiunque conosca alla base sciiti e salafiti sa che non solo non hanno fondamenta comuni ma hanno profonde differenze”.

euronews:

“L’Iran avrà presto un nuovo presidente e un nuovo governo. Secondo lei, il nuovo presidente e il nuovo governo adotteranno un nuovo approccio nei confronti della questione nucleare o no? E se ci sarà un simile cambiamento, una simile decisione sarà presa dal governo e, come si dice, dalla leadership iraniana, l’ayatollah Seyed Ali Khamenei?”

AB:

“Sono sicuro che le elezioni presidenziali possano aprire una nuova porta sul nucleare e la Repubblica Islamica dell’Iran possa apparire sulla scena dei negoziati sul nucleare e sulle attività legate al nucleare con maggiore forza. Sono sicuro che l’Iran si presenterà in nuovi ambiti con forza e autorità mostrando di essere pronto a cooperare con altri Paesi inclusi quelli del gruppo “5 più 1” in diverse aree inclusa quella del nucleare”.