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Boston: gli inquirenti scavano le vite troppo ordinarie dei fratelli Tsarnaev

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Boston: gli inquirenti scavano le vite troppo ordinarie dei fratelli Tsarnaev

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Un’inchiesta che potrebbe ancora riservare molte sorprese, a Boston: esclusa la matrice qaedista dell’attentato della Maratona, gli inquirenti cercano di capire le motivazioni dei due fratelli Tsarnaev, di origine cecena ma residenti da molti anni negli Stati Uniti.

Tamerlan Tsarnaev, il più anziano, rimasto ucciso nella prima sparatoria, aveva con sé esplosivi. Negli ultimi anni aveva intrapreso un percorso religioso, ma non pare che lo facesse con particolare rigore:

“Lo possiamo descrivere come un visitatore poco frequente. Quando dico visitatore, intendo dire che veniva solo per le preghiere del venerdì, e questo solo da un anno e mezzo, più o meno”.

Ancora più ordinario il profilo del minore, Dzokhar, a sentire la testimonianza di un compagno di studi:

“Era un ragazzo gradevole. Gli piaceva fumare, gli piacevano le donne, beveva ad alcune delle feste alle quali veniva, non era un tipo solitario, era piuttosto sociale. E quindi non riesco a darmi spiegazioni”.

Dzhokar, dopo essere riuscito a fuggire con un fuoristrada, si era nascosto sotto il telo di una barca parcheggiata in un giardino. Era ferito, è stato di nuovo colpito in un primo scambio di colpi. Poi si è arreso, dopo un’ora di negoziato.

Ferite gravi, riferiscono gli inquirenti: forse Dzokhar non parlerà mai. E mentre gli investigatori verificano tutti gli spostamenti, i contatti, le conoscenze dei due fratelli, Boston riprende a vivere.