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L'appello di Napolitano, presidente due volte, al senso del dovere

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L'appello di Napolitano, presidente due volte, al senso del dovere

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Primo bis della storia della Repubblica, Giorgio Napolitano è stato rieletto alla Presidenza tra gli applausi di deputati e senatori.

Voleva uscire di scena, ci resta invece dopo il pressing di partiti e governatori e per senso di responsabilità:

“Auspico fortemente che tutti sapranno nelle prossime settimane, a partire dai prossimi giorni, onorare i loro doveri concorrendo al rafforzamento delle istituzioni repubblicane”, ha detto il capo di stato, “Dobbiamo guardare tutti, come io ho cercato di fare in queste ore, alla situazione difficile del paese”.

Una riconferma a larga maggioranza, che mette d’accordo quasi tutti il giorno dopo il flop di Romano Prodi, affondato dai franchi tiratori della sinistra, e l’annuncio delle dimissioni di Pier Luigi Bersani.

Ma il nuovo settennato di Napolitano è stato contestato da Beppe Grillo, che parla di colpo di stato e promette una mobilitazione popolare anche se il suo candidato battuto, Stefano Rodotà, invita a rispettare il Parlamento e si dice contrario alle marce su Roma.

In aula i grillini non si alzano. In piazza, la rabbia del movimento che protesta contro i giochi di potere e la mancata elezione di Rodotà:

“Ragazzi, ora, al di là di quello che avete votato, che ora non è importante”, dice un grillino, “Quello che avete votato non è importante. Siete cittadini onesti come noi. Siamo qui, siamo tutti quanti presi in giro da partiti che si uniscono per attuare il loro programma ventennale che in pratica è il sostegno a Berlusconi”.

Lunedì alle 17 il giuramento davanti ai grandi elettori. E poi per Napolitano il compito più arduo: trovare una soluzione per il governo del paese.